La nuova alleanza contro i lavoratori: meglio il mare che la democrazia
Mentre tu magari stai facendo i turni, mandando CV a raffica o tentando di campare con un contratto da fame, c’è chi – come Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli ed ex rettore – ha deciso che sui referendum sul lavoro dell’8 e 9 giugno… si asterrà. Hai capito bene: si astiene. Come dire: “Non è affar mio”.
Eppure si parla di temi che ci toccano ogni giorno: contratti precari, licenziamenti facili, sicurezza sul lavoro. Roba che ti cambia la vita. Ma a quanto pare, a certa politica interessa di più non disturbare l’ordine liberista, quello che ha reso normale farti lavorare a progetto per dieci anni senza mai diventare stabile.
Manfredi si dice di “sinistra”, ma in pratica fa come la destra: tifa per l’astensione. Proprio come Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, che si sono già schierati compatti nel dire ai loro elettori: “Meglio non andare a votare”. Antonio Tajani l’ha detto chiaro: “Non c’è nessun obbligo”. Anzi, chi invita ad andare alle urne sarebbe illiberale. Ma scusate, illiberale è chi ti dice “difendi i tuoi diritti”? O chi ti vuole zittire col silenzio?
La verità è semplice: hanno paura. Hanno paura che questi referendum rimettano in discussione vent’anni di leggi fatte su misura per le aziende, non per chi lavora. Hanno paura che i cittadini decidano di dire basta a una precarietà diventata cronica. Hanno paura che si possa finalmente ottenere cittadinanza e diritti in tempi più umani.
Il trucco? Puntare a non raggiungere il quorum, come ai vecchi tempi: “Andate al mare”, dicevano. Così se non si vota abbastanza, il referendum fallisce. Ma il lavoro non è una vacanza. Chi dice “non voto” sta dicendo che va tutto bene così. E così non va per niente bene.
Se hai un lavoro precario, se temi di essere licenziato da un giorno all’altro, se hai perso qualcuno perché sul lavoro non c’era sicurezza, questo referendum ti riguarda. E se ti asterrai, stai aiutando chi vuole lasciarti tutto questo sulle spalle, da solo.
Non fare il loro gioco. L’8 e il 9 giugno si vota. E stavolta non votare è una scelta politica. Una scelta contro di te.
Ciro Crescentini
