Referendum sul Jobs Act, partita la campagna per il Sì

Al via le manifestazioni di Cgil e Comitato per il Sì a sostegno dell’abolizione dei voucher e per la piena responsabilità solidale negli appalti. A Napoli il “Pullman dei diritti” ha attraversato molte zone della città

Oggi è partita la campagna referendaria “Libera il Lavoro” della Cgil e del “Comitato per il Sì” a sostegno dei due referendum, contro i voucher e per la piena responsabilità solidale negli appalti. Il governo, però, non ha ancora fissato una data per le consultazioni. Iniziative sono state promosse in tutt’Italia. A Napoli, stamattina è stato organizzato un presidio davanti alla sede regionale della Rai in via Marconi. Il “Pullman dei diritti” ha attraversato molte zone della Città. Cosa sono i voucher, i buoni lavoro? Per la Cgil sono spesso un modo per “mascherare” il lavoro nero. I buoni lavoro vengono acquistati dal datore di lavoro e vengono poi consegnati al lavoratore che, per riscuoterli, aspetta spesso diverse settimane. Il taglio più piccolo vale 10 euro e, al netto delle tasse, corrisponde a un compenso netto di 7,5 euro. Il resto viene incassato dall’Inail e Inps, che in cambio forniscono una piccola copertura contributiva e assicurativa. I voucher – che in ogni caso favoriscono l’aumento del precariato – sono stati introdotti per la prima volta nel 2003 e nel corso degli anni la possibilità di utilizzarli è stata molto ampliata. Già prima del Jobs Act del governo Renzi erano diffusi, ma con la riforma del Lavoro si è alzato il tetto massimo da 5 a 7mila euro netti in un anno. Ed è aumentato il ricorso ai voucher: del 32% nei primi dieci mesi del 2016 e del 67% nei primi dieci mesi del 2015. E’ estremamente semplice, invece, il quesito sulla modifica alla responsabilità di committenti, appaltatori e sub-appaltatori nei confronti dei lavoratori impiegati negli appalti. Oggi, in caso di irregolarità nei pagamenti di stipendio e contributi, il dipendente di una società che ha ricevuto un appalto o un subappalto può rivalersi su chi ha commissionato l’appalto, ma solo se non è riuscito a ottenere quanto gli era dovuto da chi ha ricevuto l’appalto, cioè il suo datore di lavoro. Se il referendum dovesse passare quel lavoratore potrà decidere di chiedere direttamente il denaro che gli è dovuto al committente dell’appalto. Una modifica che, oltre che tutelare maggiormente i lavoratori, infonderebbe in chi affida un appalto una maggiore attenzione riguardo agli affidatari. E si organizzano le forze di sinistra. Domani nella sede romana della Cgil si terrà un incontro tra Maurizio Landini, Michele Emiliano, Pippo Civati, Anna Falcone, Paolo Ferrero, e Nicola Fratoianni.

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