Oltre il 65% contro la riforma, decisivo il voto di Napoli. Affluenza al 50,38%
Alle 19.42 arriva il dato definitivo: in Campania il referendum confermativo sulla giustizia si chiude con una netta affermazione del No. La regione registra lo scarto percentuale più ampio a livello nazionale: 65,22% contro il 34,78% dei Sì. In termini assoluti, 1.453.050 elettori hanno respinto la riforma, mentre 774.742 si sono espressi a favore.
A livello nazionale, quando mancano pochissime sezioni, il margine appare più contenuto ma comunque chiaro: 53,5% per il No e 46,5% per il Sì. L’esito del voto conferma dunque l’assetto attuale: nessuna separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, Consiglio superiore della magistratura invariato e niente istituzione dell’Alta Corte disciplinare.
Determinante il contributo campano, dove il distacco tra i due schieramenti supera di gran lunga quello registrato altrove. Il dato assume un peso simbolico ancora maggiore nel comune di Napoli, dove oltre il 75% degli elettori ha scelto il No. Il rifiuto della riforma si estende a tutte le province, risultando particolarmente marcato nei capoluoghi. Singolari alcuni casi nel Sannio: a Paupisi il risultato è stato perfettamente in equilibrio (271 a 271), così come a Pietraroja (97 pari).
Sul fronte della partecipazione, la Campania si colloca tra le regioni meno attive: con il 50,38% di affluenza, precede soltanto Calabria e Sicilia. Hanno votato circa la metà dei 4 milioni e 450 mila aventi diritto. Superano la soglia del 50% Benevento, Avellino e Salerno, mentre Napoli e Caserta restano al di sotto. Un dato più basso rispetto al referendum costituzionale del 2020 sulla riduzione dei parlamentari, ma superiore alle ultime elezioni regionali.
Tra i primi commenti politici, il presidente della Regione, Roberto Fico, sottolinea la portata del risultato: «Un risultato forte e schiacciante, frutto della mobilitazione: dalla Campania il segnale di una comunità vigile, che non arretra».
Sulla stessa linea il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che evidenzia anche il ruolo delle nuove generazioni: «Un grande risultato, grazie anche ai tanti voti dei giovani. Le riforme conflittuali non fanno bene al Paese, serve farle insieme». In un secondo intervento aggiunge: «Ogni voto ha un carattere politico: oltre al merito, è stato bocciato il metodo. Le riforme costituzionali vanno costruite insieme, non in modo divisivo».
Diversa la lettura del sindaco di Benevento, Clemente Mastella: «È stata una vittoria di popolo, non del campo largo». Entusiasmo anche tra gli esponenti del Partito Democratico, con il deputato Piero De Luca che scrive: «Una straordinaria pagina di storia. Viva l’Italia che resiste». Il segretario metropolitano Francesco Dinacci parla di uno dei migliori risultati nazionali, mentre Salvatore Micillo (M5S) afferma: «I cittadini hanno difeso la garanzia di diritti e libertà».
Dal mondo della magistratura, il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, interpreta il voto come un segnale civico: «La società civile è viva e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. Non è un rifiuto del cambiamento, ma del metodo». Sulla stessa linea il procuratore generale Aldo Policastro: «Siamo pronti a lavorare da subito per una giustizia migliore. Il ministro faccia quello che deve fare», aggiungendo un riferimento storico critico alla riforma.
Anche l’ex sindaco, Luigi de Magistris, interviene con toni netti: «Ha vinto la Costituzione, ha vinto il popolo sovrano. Non è la vittoria di una parte politica, ma la difesa della Carta».
Sul fronte opposto, non mancano le reazioni critiche. Salvatore Ronghi parla di «una grande opportunità persa», mentre Carmine Foreste sottolinea: «Il confronto sui temi della giustizia non si chiude con questo voto».
A Napoli, la proclamazione del risultato è stata accompagnata da manifestazioni spontanee e cortei, in particolare nell’area di Largo Berlinguer, promossi da movimenti e comitati per il No. Anche all’interno del tribunale si sono registrati momenti di esultanza.
Il voto campano, per ampiezza e significato politico, si impone così come uno dei segnali più forti emersi dal referendum: una bocciatura netta della riforma e, al tempo stesso, un richiamo condiviso al metodo con cui affrontare i cambiamenti istituzionali.
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