Reddito di cittadinanza a Napoli, il Comune trova i fondi: il via a gennaio

Nel bilancio comunale stanziati i primi 5 milioni di euro per finanziare il progetto utilizzando le leve fiscali locali

Il governo cittadino di Palazzo San Giacomo pronto a concedere un reddito comunale di cittadinanza in favore dei nuovi poveri partenopei. La forma di sostegno al reddito andrà in vigore da Gennaio prossimo. Nel bilancio comunale sono stati stanziati i primi 5 milioni di euro per finanziare il progetto utilizzando le leve fiscali locali. Un progetto interessante che sarà illustrato in ogni minimo dettaglio nelle prossime settimane. Una sorta di ‘patto sociale’, ovvero la concessione di un contributo economico di 600 euro per i disoccupati disponibili per attività socialmente utili. Il reddito comunale potrebbe aiutare molte persone a tornare ad “essere cittadini a pieno titolo” e ad uscire uscire da situazioni di crisi personale, non solo economiche e materiali bensì psicologiche. Molte persone che hanno perso il lavoro o sono disoccupate avranno la possibilità di rimettersi in gioco. Come? Partecipando, con altri beneficiari di questo sostegno al reddito, ad attività lavorativa di pubblica utilità. Non è una forma una forma di assistenzialismo. E’ uno strumento di sostegno economico per persone attive che vogliono mettere disposizione la propria forza lavoro per migliorare le condizioni della città.

 

 

La povertà non deve significare assenza di un diritto di cittadinanza. La povertà assoluta aumenta soprattutto nelle città meridionali. Tantissimi i “nuovi poveri”. In loro soccorso associazioni e centri di ascolto della Caritas. Sono persone che mai avrebbero pensato di scivolare nella miseria. Prima erano soprattutto immigrati senza punti di riferimento nel nostro Paese. Ora la crisi bussa anche a categorie fino a qualche anno fa al riparo dalla povertà. Lavoratori che hanno perso il proprio impiego, padri separati senza un posto dove dormire. La gente non ha idea di cosa significhi non avere un euro, nemmeno una moneta. I più ‘fortunati’, con gli ultimi soldi rimasti, abbattono il proprio tenore di vita riducendo consumi e spese. Per gli altri, l’unica alternativa alla strada sono centri ad hoc della Caritas. Non è soltanto la crisi a spingere verso al povertà. E’ il caso di chi, oltre a perdere un lavoro si trova ad affrontare una rottura familiare, che tra spese legali e terapeutiche può costare cifre a quattro zeri. Finché si vive in una famiglia si ha una vita e un reddito normale, una volta che si passa per la separazione si diventa immediatamente indigenti.

Ciro Crescentini

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