Querela all’Espresso per l’acqua di Napoli, il gip archivia

La denuncia al settimanale fu presentata dal sindaco de Magistris e dal Comune dopo un servizio intitolato “Bevi Napoli e poi muori”, che riportava i risultati di una ricerca condotta dall’Us Navy

VELLETRI – L’articolo pubblicato nel numero del 21 novembre 2013 dal direttore Bruno Manfellotto e firmato da Gianluca Di Feo e Claudio Pappaianni riportava i risultati della ricerca condotta dall’Us Navy sui pericoli per le persone legati all’inquinamento nella provincia di Caserta e di Napoli. Subito dopo la pubblicazione il sindaco Luigi de Magistris, in prima persona e come sindaco di Napoli, querelò il settimanale. Il gip del Tribunale di Velletri ha però archiviato la querela, come rende noto L’Espresso.  “Nessuna ‘modalità tendenziosa e allarmistica’: secondo il magistrato Zsuzsa Mendola “per quanto concerne il principio di verità, deve osservarsi che il nucleo essenziale dei fatti narrati corrisponde al vero”. Nell’accogliere la richiesta di archiviazione presentata anche dal pubblico ministero, il giudice scrive inoltre che sono stati rispettati i limiti del diritto di cronaca “costituiti dall’oggettivo interesse pubblico della notizia, dalla correttezza con cui essa viene esposta, in modo che siano evitate aggressioni all’altrui onorabilità e soprattutto della rigorosa corrispondenza tra i fatti accaduti e i fatti narrati”. Gli esperti americani, ricorda L’Espresso, hanno individuato luoghi con “rischi inaccettabili per la salute” disseminati ovunque nelle due province, persino nel centro di Napoli. Inoltre raccomandavano in tutta la regione l’uso di acqua minerale per bere, cucinare, fare il ghiaccio e anche lavarsi i denti. Oltre alla pericolosità del 92 per cento dei pozzi privati che riforniscono le case, il dossier evidenziava minacce anche negli acquedotti cittadini, scrivendo che “acqua pericolosa” era stata riscontrata nel 57 per cento dei rubinetti esaminati nel centro di Napoli e nel 16 per cento a Bagnoli. Questo nonostante i test sulle 14 sorgenti che alimentano le città ne avessero certificato la qualità.

 

IL COMUNE: “NEL PROVVEDIMENTO SI CITA ALTRA INDAGINE, RICORREREMO” – Contro la decisione del gip, il Comune annuncia ricorso in Cassazione. L’Ufficio legale di Palazzo San Giacomo sottolinea: “Quel che è più grave ed evidenzia una motivazione apparente, che dà il segno dell’omesso rispetto della garanzia di un contraddittorio sostanziale, è la circostanza, evincibile dal testo del provvedimento impugnato, che quest’ultimo si riferisce a tutt’altra indagine”. Secondo l’avvocatura comunale, a pagina 2 dell’ordinanza si fa riferimento ad un procedimento totalmente diverso da quello avviato dalla querela contro L’Espresso. Una vicenda legata alla falsificazione di un marchio di prosciutti. Motivi validi per impugnare la decisione, insomma. “…. Per quanto concerne in particolare il principio di verità – si legge nel testo –  deve osservarsi che il nucleo essenziale dei fatti narrati corrisponde al vero, così come confermato in querela e nell’atto di opposizione, in cui l’opponente non disconosce comunque l’esistenza dei procedimenti penali cui si fa riferimento nel libro, né il contenuto dei verbali di s.i.t. ivi riportati; del pari, pur senza indicazione della data di emissione, comunque, il libro in esame, con particolare riferimento al procedimento penale per la falsificazione dei prosciutti a Modena a carico dei titolari della SUINCOM s.p.a., contiene il riferimento alla mancata definizione con sentenza di condanna a causa dei ritardi e delle prescrizioni, circostanza,anche quest’ultima corrispondente al vero… La richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero emessa nell’ambito del presente procedimento inspiegabilmente rimasto a carico di ignoti deve essere, pertanto,accolta,non imponendosi la necessità di ulteriori attività investigative, con conseguente ordine di archiviazione del procedimento…”

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