Pozzuoli, le trivelle tornano a scavare mentre si susseguono le scosse di terremoto

Lavori finanziati dalla Regione con un contributo di 3 milioni cinquecentomila euro. Dura reazione della consigliera regionale Maria Muscarà

Mentre si susseguono scosse di terremoto e boati nella zona flegrea legati al bradisismo, potrebbero riprendere le trivellazioni a Pozzuoli per la  produzione di elettricità grazie all’energia ottenuta da un pozzo geotermico a bassa profondità con acqua a temperatura di circa 100 gradi. I lavori sono stati affidati alla società Graded, di cui è titolare Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria nazionale e presidente degli Industriali della Campania. L’opera, finanziata dalla Regione Campania con un contributo di 3.568.741,80 euro (pari al 76% del costo complessivo dei lavori, che ammontano a 4.671.053 euro) era stata autorizzata dal governo di Vincenzo De Luca con decreto dirigenziale 29 del 29 novembre 2018. Il progetto si avvale della collaborazione dell’Università Parthenope (responsabile scientifico: l’ingegnere e professore Nicola Massarotti), l’Università Federico II di Napoli e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. L’operazione di scavo sarà  condotta in una delle aree vulcaniche più pericolose al mondo senza che l’Osservatorio vesuviano ne fosse a conoscenza.  Scavi che hanno suscitato preoccupazione nella cittadinanza a causa dell’ingente quantità di vapori, gas e fumi sprigionati.

La consigliera regionale Maria Muscarà

Sulla vicenda scende di nuovo in campo la combattiva consigliera regionale Maria Muscarà. “A meno di un anno dall’incidente provocato dalle trivellazioni a Pozzuoli, nell’ambito del progetto Geogrid autorizzato dalla Regione Campania all’insaputa di cittadini e amministratori, viene ora proposta la ripresa di quel lavoro di perforazione, nonostante il disappunto e le proteste delle comunità  locali, che furono costrette a scendere in piazza per fermare le trivelle – denuncia Muscarà –  Restano vivi il ricordo e la paura degli abitanti dell’intero comprensorio flegreo, dopo che l’esplosione di un geyser alto più di 80 metri provocò, per oltre 30 giorni, la fuoruscita di gas maleodoranti. Ed è stato solo a seguito di quell’incidente che tutti, amministratori locali compresi, hanno appreso delle perforazioni in corso nel cuore della caldera dei Campi Flegrei, per un progetto geotermico di cui nessuno era a conoscenza – sottolinea la consigliera regionale – Un lavoro, finanziato con oltre 3 milioni e mezzo di euro, dal quale prese inspiegabilmente le distanze lo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sebbene avesse messo a disposizione il proprio personale per seguire i lavori del progetto Geogrid”. “Ci aspettiamo ora massima trasparenza – conclude Muscarà – e auspichiamo che la conferenza dei servizi, a cui fanno riferimento nel loro documento gli uffici regionali, coincida con una vera campagna di ascolto con tutte le comunità  e le realtà locali. Con i cittadini attivi del territorio e i comitati civici, parteciperemo al fine di produrre tutte le nostre osservazioni al progetto Geogrid, vigilando su tutte le successive azioni a tutela dei cittadini e di un territorio ad elevato rischio sismico”

Ciro Crescentini

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