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Pompei scavi riapre dopo il lockdown, la lezione di storia che resiste al coronavirus (Video)

Redazione by Redazione
28 Maggio 2020
in Arte e Cultura, Campania, In Primo Piano
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L’emergenza sanitaria ha limitato i movimenti all’interno del sito archeologico.

“Potrebbe prendere Lei stessa la vaschetta portaoggetti dove ha depositato lo zainetto e farla scivolare sul nastro trasportatore?”. Una domanda che è precisa richiesta. Il senso è nel dover rispettare la distanza fisica di un metro e mezzo. L’addetto ai controlli mi indica lo scanner a raggi x e fa da guida nel percorso dentro il tunnel a vetrate. È dai dettagli che mi accorgo che non è più la solita pratica di sicurezza prima di passare sotto il metaldetector. E la conferma ce l’ho quando superato il check-in un uomo in divisa blu mi punta la pistola sulla fronte per misurare la temperatura corporea. Eppure varcata la soglia, nonostante gli ingressi contingentati di massimo 40 persone per turno ogni 15 minuti, i bollini segnaposto a terra per misurare la prossimità in fila, il biglietto prenotato unicamente online, i dispenser di gel igienizzante posizionati lungo tutto il percorso a senso unico, la mascherina obbligatoria che rallenta il respiro, Pompei antica mi appare come se fosse la prima volta che la vedo. Di una bellezza che disarma ogni paura.

L’itinerario anti-Covid – L’emergenza sanitaria ha limitato i movimenti all’interno del sito archeologico. Adesso si entra solo da piazza Anfiteatro e si esce, attraverso il tempio di Venere, a piazza Esedra o Porta Marina. Ma l’itinerario prestabilito, al prezzo agevolato di cinque euro fino all’8 giugno, appena metto il piede sull’antico basolato lavico, mi libera dal pregiudizio che non sia abbastanza. Basta attraversare i giardini di Giulia Felice, l’orto dei fuggiaschi, le terme stabiane, il foro, la necropoli di Porta Nocera, la domus degli Amorini dorati e quella appena restaurata di Cornelio Rufo per rendermi conto che Pompei è sempre lì, nulla l’ha cambiata. Nemmeno il divieto al rumore dell’esistere insieme.

Prima e seconda fase – Ieri mattina la conferenza stampa di riapertura al pubblico dopo quasi tre mesi di clausura forzata. I giornalisti sono sparpagliati sul prato della palestra grande, mentre un microfono vede alternarsi alla parola il direttore generale del Parco Massimo Osanna, il commissario prefettizio Santi Giuffrè che da febbraio amministra la moderna Pompei dopo la sfiducia al sindaco, il generale dei carabinieri Mauro Cipolletta del Grande Progetto Pompei e monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo prelato della città mariana. Viene annunciata la prima fase sperimentale di due settimane su fasce orarie con un limite di 1500 visitatori al giorno e con le necessarie misure di distanziamento anti-contagio. Seguirà, dal 9 giugno, la seconda fase con doppio itinerario, l’apertura di altre domus, dotate di entrata e uscita separate, e di ulteriori spazi inediti, prezzo pieno di 16 euro, app e braccialetto con geolocalizzatore anti-assembramenti, visite anche notturne. Ieri solo 104 i ticket staccati, 202 euro l’incasso tra interi, ridotti e abbonamenti. Sono lontani i numeri dell’anno scorso che hanno registrato la presenza di 4 milioni di visitatori. «Quest’anno ci accontentiamo di arrivare anche al milione e mezzo, il futuro non è prevedile» commenta Osanna. La sfida adesso non punta alla straordinarietà del futuro, ma all’ordinarietà del presente.

“Gente” di Pompei – C’è vento, ma il sole di maggio scotta già. Ho il fiato corto. Sembra essere questo il leitmotiv: il fiato che manca, per l’emozione o per quest’apnea di tempo sospeso e sperato. A margine del cerchio dei mass media un gruppo di persone vestite di bianco ascolta in silenzio. Sono i restauratori e gli archeologi che durante queste settimane non hanno interrotto il loro lavoro all’interno del sito. Un vantaggio? «Ci siamo potuti dedicare con maggiore attenzione alle superfici calpestabili, visto che non c’erano turisti che camminavano sui pavimenti» mi spiega Fabrizio. La troupe della tv inglese attende di poter fare interviste dopo i saluti istituzionali, intanto a piccoli gruppi spontanei si organizza il successivo giro per insulae e regiones. Alle redazioni di giornali e tv servono i primi turisti intervistati dopo il lockdown, sapere le loro impressioni fa la notizia della giornata. E, lungo via dell’Abbondanza, ci si imbatte in Marvin insieme alla moglie Colleen, turisti americani bloccati qui a marzo dalla pandemia ed ospitati gratis in un bed and breakfast di Pompei. Raccontano la loro odissea e la felicità di aver comunque potuto visitare finalmente gli scavi. 

Homo pompeianus – È un brulicare di ufficialità, di comunicati stampa, di informazioni da dare, di appunti da segnare e video da registrare, di rincorrere l’ansia del diritto di cronaca. Sfugge, ma c’è, e sta dietro l’evento giornalistico da seguire, il vero protagonista. L’uomo pompeiano. Quello antico e quello moderno. A renderlo visibile è il direttore Osanna. Gli domando, quasi stupidamente: “Ma Pompei come ha vissuto la quarantena?”. La risposta è spiazzante, perché di una verità nuda e semplice: «È stata da un lato un’esperienza drammatica, dall’altro strana, complessa emotivamente perché in una Pompei così metafisica, nel pieno della crisi, con le strade vuote sembrava quasi di vedere gli antichi abitanti». Pompei non è mai stata città morta. Né da sepolta sotto la cenere del Vesuvio. Né durante il confinamento pandemico. «Si è lavorato per la manutenzione. Pompei è stata animata da un drappello di restauratori e custodi che si sono presi cura di lei» sottolinea Osanna. L’uomo pompeiano. Quello antico e quello moderno, senza confini di storie perché entrambi uniti dalla passione per la vita. Abbasso per un attimo la mascherina. Ho bisogno di tirare un po’ il fiato.

Claudia Procentese

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