Dopo la tragedia nel cantiere del palazzetto dello sport, le dichiarazioni di Nicola Ricci e Giuseppe Mele rilanciano il tema della sicurezza. Ma restano due interrogativi: quante segnalazioni sono state presentate dal sindacato? E come vengono programmati i controlli dell’Ispettorato del Lavoro nei cantieri più a rischio?
Due operai morti nel giro di pochi giorni, entrambi precipitati dall’alto. Due tragedie che riaccendono il dramma delle morti sul lavoro e rilanciano il tema della sicurezza nei cantieri. Il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, è netto: «Due morti sul lavoro in tre giorni per cadute dall’alto non possono essere episodi singoli o slegati tra loro. Il tema della sicurezza e la necessità di nuove norme nazionali sulla salute e sui lavori usuranti dovrebbero essere al primo posto dell’agenda di Governo. E invece si continua ad ignorare il problema e intanto si continua a morire. Soprattutto nella nostra regione dove, ad oggi, contiamo 28 morti sul lavoro. Tutto ciò non può e non deve essere più accettabile in un Paese moderno e civile come il nostro. Non ci sono più giustificazioni: è ora di fermare questa strage silenziosa. Le parole e il cordoglio non servono più: è il momento di passare alle azioni e ai fatti concreti».

Nicola Ricci ha inoltre espresso vicinanza ai familiari della vittima e all’operaio rimasto ferito nel cantiere del palazzetto dello sport di Comiziano, annunciando che la Cgil continuerà a costituirsi parte civile nei procedimenti penali e civili riguardanti gli incidenti sul lavoro.
Sulla stessa linea il segretario generale della Fillea Cgil Napoli, Giuseppe Mele, che punta il dito contro la carenza di controlli e il mancato rispetto dell’ordinanza regionale sullo stop alle attività nelle ore più calde. «Due operai edili morti a Napoli nel giro di una settimana non sono una fatalità, ma il drammatico risultato di un sistema di tutela del lavoro in corto circuito». Secondo Giuseppe Mele, gli organi ispettivi sono sottodimensionati rispetto alle esigenze del territorio e molte imprese continuerebbero a non rispettare il divieto di lavorare durante le ore di maggiore calura. «Troviamo enormi difficoltà a far digerire questo provvedimento alle aziende che spesso preferiscono ignorarlo pur di non rallentare i tempi di consegna dei lavori, esponendo gli operai a rischi altissimi sotto il sole cocente. Se a questo si aggiunge la giungla dei subappalti e la fretta, la tragedia diventa prevedibile».

Le dichiarazioni dei due dirigenti della Cgil sono condivisibili e difficilmente contestabili. La sicurezza sul lavoro deve rappresentare una priorità assoluta e ogni morte impone una riflessione profonda. Proprio per questo, però, riteniamo doveroso porre alcune domande che meritano una risposta pubblica.
Al segretario della Fillea Cgil, Giuseppe Mele, chiediamo: quante aziende sono state formalmente segnalate dalla Cgil all’Ispettorato del Lavoro e alle Asl competenti per il mancato rispetto dell’ordinanza della Regione Campania che vieta il lavoro nei cantieri durante le ore di maggiore esposizione al caldo? Quanti esposti sono stati presentati? Quante richieste di intervento urgente sono state inoltrate? E quali riscontri sono arrivati dagli organi di vigilanza?

Allo stesso modo, al segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, ricordiamo che il problema non riguarda soltanto la carenza di personale ispettivo. Esiste infatti anche un tema organizzativo che investe direttamente il funzionamento dell’Ispettorato del Lavoro.
Sul sito istituzionale dell’Ispettorato, infatti, risulta ancora pubblicato soltanto il programma della vigilanza relativo al 2025, nonostante sia ormai il 2026. Quel documento prevede una programmazione fondata sull’attività di intelligence e sull’individuazione preventiva delle aziende da controllare, con particolare attenzione ai settori più esposti al rischio, tra cui proprio l’edilizia.
Nella pratica, tuttavia, numerose ricostruzioni giornalistiche hanno evidenziato come spesso l’attività ispettiva rischi di concentrarsi sui controlli più facilmente eseguibili, la cosiddetta “vigilanza a vista”, lasciando irrisolti interrogativi sulla programmazione dei controlli nelle realtà produttive più complesse.
A ciò si aggiungono le criticità emerse anche da documenti interni dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nei quali una larga maggioranza dei dipendenti intervistati ha indicato l’attività ispettiva come il settore maggiormente esposto al rischio corruttivo, sottolineando l’importanza della rotazione degli incarichi quale misura di prevenzione.
Sono questioni che meritano la massima attenzione, perché la sicurezza dei lavoratori non dipende soltanto dalle norme, ma anche dall’efficacia dei controlli, dalla loro programmazione e dalla capacità dello Stato di intervenire tempestivamente.
Le morti sul lavoro non possono diventare un rituale fatto di comunicati, cordoglio e indignazione. La tutela della vita dei lavoratori richiede responsabilità condivise: istituzioni, imprese, organi di controllo e organizzazioni sindacali devono fare ciascuno fino in fondo la propria parte. E l’opinione pubblica, i lavoratori hanno il diritto di conoscere quali iniziative concrete siano state adottate per prevenire tragedie che, troppo spesso, continuano a ripetersi.
Per approfondire l’inchiesta citata nell’articolo Leggi l’articolo qui: https://www.ildesk.it/campania/napoli-lispettorato-del-lavoro-nella-tempesta-indagini-sospensioni-e-ombre-sulla-vigilanza/
Ciro Crescentini
