Omicidio Fortuna, via al processo. Il padre: “L’assassino non è Caputo”

Pietro Loffredo, genitore della bambina morta al Parco Verde: “Le piccole testimoni hanno inventato tutto, non c’è prova del dna”. Le figlie di Marianna Fabozzi, imputata per aver coperto i presunti abusi, non saranno riascoltate

Torna a ribadire i dubbi espressi in passato. “L’assassino di Fortuna è ancora lì fuori”. A non credere alla colpevolezza dell’imputato è Pietro Loffredo, padre della bambina di 6 anni morta il 24 giugno 2014 dopo essere caduta da un palazzo del Parco Verde di Caivano. Pietro Loffredo è parte civile nel processo sulla morte della bimba. Processo iniziato oggi davanti alla quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli, che vede imputato per omicidio Raimondo Caputo, compagno di Marianna Fabozzi, imputata a sua volta per aver coperto presunti abusi sessuali dell’uomo sulle sue tre figlie e su Fortuna.  “Non c’è una prova, non c’è il Dna – afferma Pietro Loffredo al termine dell’udienza – sul corpo della bimba non ci sono segni di resistenza sul terrazzo”. Quanto alle figlie della Fabozzi, testimoni chiave, “”hanno inventato tutto riguardo l’omicidio, possono testimoniare solo  per gli abusi subiti dalla bambina”. La Corte di Assise ha annunciato che non saranno riascoltate le bambine, le cui dichiarazioni vennero raccolte nell’incidente probatorio. Respinta inoltre la richiesta del difensore di Caputo, avvocato Paolino Bonavita, di riunirei procedimenti sull’omicidio di Fortuna e quello sulla morte di Antonio Giglio, bimbo di 3 anni morto in circostanze analoghe il 27 aprile 2013, nel quale è indagata per omicidio volontario la madre, Marianna Fabozzi. Il presidente della quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli spiega che “i processi non sono nello stesso stato di grado”. Infine, i giudici hanno stabilito che dalla seconda udienza e per l’intera durata del processo, non saranno consentite le riprese televisive in aula.

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