Pasquale Savanelli evita l’ergastolo col rito abbreviato: riconosciuta la premeditazione nell’assassinio di Gennaro Galdiero, avvenuto a Caianello nel maggio 2014

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Galdiero e Savanelli erano soci in affari, titolari di due coop agricole riunite nell’Aop, l’associazione di produttori ortofrutticoli di cui la vittima era amministratore delegato. Dalle indagini e nel processo è emerso che Savanelli avrebbe agito per motivi economici, in quanto temeva di poter essere escluso dall’associazione per alcune sue manovre finanziarie. Oggi il Gup del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere , Giovanni Caparco, ha condannato a 30 anni di reclusione Pasquale Savanelli per l’omicidio di Gennaro Galdiero, il “re delle mele” ucciso nel maggio del 2014 a Caianello con sei colpi sparati da una Smith&Wesson calibro 38. L’imputato aveva scelto il rito abbreviato. Il giudice ha riconosciuto la premeditazione ma non l’aggravante dei motivi abietti e futili. Savanelli è stato anche condannato al pagamento di provvisionali dai 40 ai 60mila euro a favore delle parti civili, la compagna di Galdiero, Serena Pittella e i figli minori, di cui uno nato un mese dopo l’omicidio, i genitori e il fratello dell’imprenditore. Per Savanelli il pm Stefania Pontillo aveva chiesto l’ergastolo. Galdiero era in auto quando fu avvicinato da un’altra vettura con a bordo Savanelli, con cui aveva pranzato poco prima. L’omicidio fu ascoltato in diretta: la vittima stava parlando al cellulare in viva voce con una persona sotto intercettazione, e riconobbe il socio, che era a volto scoperto.

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