Gli attivisti denunciano una stretta sugli spazi autogestiti in città
Nei giorni scorsi, da parte degli uffici del Patrimonio del Comune di Napoli, è stata notificata agli attivisti di Banchi Nuovi un’ordinanza di sgombero dei locali, accompagnata da varie sanzioni, per gli spazi di Via Sedile di Porto. La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sulle politiche urbane e sulla gestione degli spazi sociali in città.
«Ancora una volta – come già accaduto recentemente verso altri “spazi sociali” – viene attaccato un luogo di aggregazione politico, sociale e culturale che opera in un quartiere popolare della città».
Secondo gli attivisti, l’intervento rappresenterebbe un segnale preciso da parte dell’amministrazione comunale, accusata di portare avanti un modello di trasformazione urbana orientato alla privatizzazione e alla progressiva riduzione degli spazi autogestiti.
«È evidente che è in moto un meccanismo antisociale e antidemocratico da parte dell’amministrazione comunale nei confronti di realtà politiche e sociali dissonanti con il disegno della giunta di continuare il processo di ristrutturazione in chiave privatistica della città».
Nel comunicato viene inoltre criticata la distanza tra le dichiarazioni istituzionali sul “dialogo sociale” e gli atti concreti adottati nelle ultime settimane.
«Di fronte a tali atti formali risultano poco credibili le varie dichiarazioni, che più volte, nel corso dei mesi passati, il Sindaco di Napoli ed alcuni Assessori hanno rilasciato circa la disponibilità al “dialogo sociale” verso le attiviste e gli attivisti che, nei vari territori cittadini e dell’area metropolitana, animano queste attività. Periodicamente da Palazzo San Giacomo si agita il bastone della repressione, attraverso provvedimenti come questo inviato ai compagni di Banchi Nuovi, rimangiandosi le dichiarazioni di “ascolto e di confronto” precedentemente esternate».
La nota si chiude richiamando la necessità di mobilitazione e difesa degli spazi sociali, contro quella che viene definita una progressiva desertificazione culturale della città.
«Di fronte a quest’ennesima minaccia si intensifica la risposta da parte di chi non vuole accettare la desertificazione culturale della città e l’azzeramento di tutte le voci che, con grande impegno autogestito, ogni giorno combattono – per davvero – l’esclusione sociale, le vecchie e nuove forme di emarginazione contribuendo alla produzione di saperi e pratiche culturali non conformi».
Infine, viene rilanciato l’appuntamento di mobilitazione previsto per giovedì 28 maggio alle ore 17 in piazza Municipio, con l’invito a rafforzare percorsi unitari di resistenza affinché la città non venga sottratta pezzo dopo pezzo.
Ciro Crescentini
