Napoli, un altro omicidio sul lavoro: vittima un operaio edile di 59 anni

Lascia due figli e la moglie, ha perso la vita nel cantiere della Metro Linea 1

Ancora un infortunio mortale sul lavoro in Campania. Un operaio, Luigi Manfuso di 59 anni dipendente della società Icm ha perso la vita nel cantiere della metro Linea 1 di Napoli. Luigi lascia la moglie e due figli. Il gravissimo episodio è avvenuto nella giornata di ieri 7 settembre presso la stazione Palazzo di Giustizia, è stato denunciato da Massimo Sannino, dirigente regionale della Filca Cisl.

L’allarme era stato lanciato dai compagni di lavoro. Non vedendolo, hanno iniziato a cercarlo: è stato ritrovato – ancora in vita – nel fossato della banchina dei treni. È deceduto una volta trasportato in ospedale.

In corso indagini dell’Ispettorato del lavoro e dell’Asl.

Dunque, si estende il massacro sul lavoro nell’indifferenza delle istituzioni mentre emergono proposte confuse da parte di qualche organizzazione sindacale.

Confusa e imbarazzante la proposta della “patente a punti” per gli appalti. Nella sostanza, per concorrere ai lavori in appalto un’azienda dovrebbe avere un punteggio “virtuoso” sugli infortuni. Una sorta di lotteria sulla pelle dei lavoratori. Ben altro che queste sciocchezze mediatiche sarebbe necessario per tutelare la salute e la vita di chi lavora.

Le morti di lavoro non sono fatalità, ma la normalità di un sistema di organizzazione lavorativo e di produzione che ha schiacciato la persona sotto i vincoli del profitto. Un sistema dove l’eccezione è l’imprenditore in regola e la normalità quello che viola leggi e contratti. Bisogna agire sulla catena degli appalti e dei subappalti, reintegrando nelle aziende committenti molte attività estendendo ai vertici di essa le responsabilità per gli infortuni

Occorre approvare un provvedimento legislativo che colpisca in modo adeguato il reato di omicidio sul lavoro, così come oggi c’è una legge specifica sull’omicidio stradale.

Altro che patente a punti, bisogna ridare i diritti a chi lavora, con la riduzione dei contratti precari, il ripristino dell’articolo 18, l’abolizione del Jobs Act. Bisogna rilanciare le lotte  per la salute nei luoghi di lavoro e nello stesso tempo ridare diritti a chi lavora e togliere potere all’impresa.

Chi lavora ha il diritto di tornare a casa la sera sano. Occorre combattere un sistema che  impone di scegliere tra lavoro e salute. Questa è la realtà della strage di lavoratori, tutto il resto è ipocrisia e complicità con lo sfruttamento. Lo sfruttamento che uccide.

Ciro Crescentini

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