Giovedì il voto sulla delibera della Giunta Manfredi. D’Angelo avverte: “Una società senza vincoli sugli utili può aprire a interessi privati”
Giovedì 22 gennaio il Consiglio comunale di Napoli discuterà una delibera destinata a incidere profondamente sul futuro del patrimonio immobiliare cittadino. La Giunta comunale, presieduta dal sindaco Gaetano Manfredi, ha infatti proposto la costituzione di una nuova società per azioni a totale partecipazione pubblica indiretta, cui affidare in house la gestione, la manutenzione e la valorizzazione degli immobili comunali.
Una scelta che l’amministrazione presenta come coerente con il Patto per Napoli e con gli obiettivi di risanamento finanziario e razionalizzazione delle partecipate. Ma che, fuori dai palazzi istituzionali, sta sollevando dubbi e perplessità.
A rompere il fronte della maggioranza è il consigliere comunale Sergio D’Angelo, esponente di Napoli Solidale, che ha anticipato pubblicamente la possibilità di non votare la delibera, intervenendo nel corso del programma “Napoli meraviglie e contraddizioni, sentimenti e pregiudizi” in onda su Radio Amore.

«Per garantire trasparenza e partecipazione nella gestione del patrimonio – ha dichiarato – va bene anche una società per azioni, ma solo introducendo un vincolo chiaro: la non distribuzione degli utili». Il nodo centrale, secondo D’Angelo, è proprio la natura giuridica della S.p.A., uno strumento che per definizione tende alla produzione di profitti. «Una società per azioni senza limiti sulla distribuzione degli utili – ha aggiunto – rischia di diventare un magnete per interessi privati, oggi o domani. È un rischio che non possiamo permetterci quando parliamo di beni pubblici».
La delibera prevede che la nuova società si occupi della gestione di immobili di edilizia residenziale pubblica, privata e non residenziale, sia disponibili che indisponibili. Una formula ampia, che lascia aperti molti interrogativi su quali beni verranno conferiti, con quali criteri e con quali garanzie di controllo democratico.
Il consigliere di Napoli Solidale chiarisce di non avere una posizione ideologica sulla dismissione di alcuni immobili, ma chiede una visione politica chiara. «Non ho pregiudizi sull’alienazione di qualche bene – spiega – ma questa deve essere finalizzata alla riqualificazione del patrimonio pubblico. Bisogna anche avere il coraggio di cambiare la destinazione d’uso di alcuni immobili per rispondere alle nuove esigenze abitative della città».
Il timore, condiviso da più parti, è che il concetto di “valorizzazione” si traduca, nei fatti, in una messa a reddito del patrimonio secondo logiche di mercato, più che in un progetto di rigenerazione urbana e sociale. In una città segnata da un’emergenza abitativa cronica, da centinaia di immobili pubblici inutilizzati e da forti disuguaglianze territoriali, la gestione del patrimonio rappresenta una leva strategica decisiva.
La domanda che attraversa il dibattito politico è semplice ma cruciale: il Comune di Napoli sta costruendo uno strumento per rafforzare il controllo pubblico sui beni comuni o sta aprendo la strada a una privatizzazione strisciante, seppur formalmente pubblica? Il voto in Consiglio comunale non sarà dunque un passaggio tecnico, ma una scelta politica di fondo. E dirà molto sulla direzione che l’amministrazione Manfredi intende imprimere al futuro della città.
Ciro Crescentini
