Napoli, lo ‘sciopero a rovescio’ degli ex lavoratori di pubblica utilità

Puliranno un’area verde al Rione Luzzatti

Sciopero a rovescio degli ex lavoratori di pubblica utilità(Apu) del comune di Napoli. E’ stato organizzato lunedì 1 luglio al Rione Luzzatti. Puliranno un’area verde nei pressi della IV municipalità. “La Regione non ha voluto né prorogare, né tantomeno ha voluto discutere sul futuro di quella che doveva essere una politica attiva. Noi di occupazione, non ne abbiamo visto nemmeno l’ombra”, dichiara Giovanni Pagano (nella foto), portavoce dei lavoratori APU aderenti all’organizzazione sindacale Usb.

“Sappiamo che tra Ministero e comune di Napoli c’è un dialogo, ma chiediamo che si faccia più presto possibile. Molti tra noi non avevano altre entrare se non l’assegno APU, solo una parte invece percepisce il reddito di cittadinanza, ma con cifre che non permettono una vita dignitosa.” – continua Pagano -“Siamo pronti a mettere il nostro tempo a disposizione della collettività e della città, aldilà della retorica che vorrebbe i napoletani seduti comodamente sul divano ad incassare il reddito di cittadinanza o l’assistenzialismodei progettini APU, LSU, Fila. Noi siamo felici di contribuire al benessere collettivo con il nostro lavoro. Siamo pronti a fare la nostra parte, anche da subito, la politica deve accelerare i suoi tempi perchè di mezzo ci sono le vite di oltre 2000 lavoratori e delle loro famiglie. 

A fianco dei lavoratori la consigliera comunale Laura Bismuto(nella foto) Come Comune stiamo facendo tutto il possibile – afferma  Bismuto- e lo facciamo non solo per rispondere ai bisogni imprescindibili dei lavoratori e delle loro famiglie, ma anche e soprattutto perché la carenza di personale dell’ente, che rende questa misura un’opportunità imperdibile in termini di servizi alla cittadinanza. Una boccata di ossigeno. Fortunatamente – sottolinea  Bismuto – c’è un dialogo costante e proficuo con il Ministero, ma chiediamo che si faccia più presto possibile. Il supporto della Regione avrebbe permesso di accelerare. Invece c’è stata una chiusura incomprensibile”.

 

Lo sciopero a rovescio è parte integrante del patrimonio storico di lotte del movimento operaio e contadino del nostro Paese. E’ una forma di lotta utilizzata dai disoccupati per uscire da uno stato di attesa e di forzata inattività, scegliendo di impiegare volontariamente la propria forza lavoro al servizio della comunità in opere di pubblica utilità. E’ un’ azione  al contempo, simbolica e pratica. Nella riappropriazione del diritto al lavoro è racchiuso un triplice significato: quello della protesta, quello della denuncia, infine quello propositivo e progettuale. È esistita una fase della storia italiana in cui questo strumento di lotta si è diffuso in maniera capillare sul territorio nazionale, assumendo i caratteri di una mobilitazione di massa grazie alla partecipazione di migliaia di persone in numerose provincie. Nel periodo compreso tra il 1949 e il 1952, infatti, divenne un formidabile mezzo di pressione sulle autorità centrali e periferiche per ottenere l’assorbimento della manodopera disoccupata tramite interventi statali nel settore dei lavori pubblici. Le sue origini vanno probabilmente rintracciate nella storia del movimento bracciantile e delle sue battaglie, come quella per l’imponibile di manodopera.

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