Napoli, elezioni comunali 2016: Ventisette persone accusate di voto di scambio e associazione mafiosa.I nomi

Articolate indagini condotte dai Pm Maurizio De Marco e Henry Woodcock

Ventisette avvisi di conclusione delle indagini preliminari firmati dai Pm Maurizio De Marco e Henry Woodcok sono stati notificati ad altrettanti indagati, tra cui esponenti politici e presunti appartenenti alla camorra nei confronti dei quali si ipotizzano a vario titolo i reati di voto di scambio per le elezioni comunali di Napoli del 2016 e ricettazione aggravati dalla finalità mafiosa.  Tra gli indagati l’ex senatore di Forza Italia Salvatore Marano e gli imprenditori del settore alberghiero Antonio, Francesco e Luca Simonelli, Concetta Solla. In base a testimonianze di pentiti e intercettazioni, Marano è indagato per voto di scambio insieme a Michele Schiano Di Visconti, all’epoca consigliere regionale di Scelta civica; entrambi sono accusati di promettere posti di lavoro in cambio di preferenze per un esponente di Forza Italia candidato al comune di Napoli nel 2016. A Marano viene contestato anche il 416 bis e l’interposizione fittizia di beni. Indagati anche Agrippino Parolisi, Salvatore Vignati, Agostino Cangiano, Rosa Cerqua, Ida Cutarelli, candidata nella lista civica Prima Napoli, Giuseppe Rigata, Vincenzo De Luca (solo omonimo del governatore della Campania), Giuseppe Petruccione, Stanislao Lanzotti, altro esponente di Forza Italia e figlio dell’ex assessore regionale Caterina Miraglia(giunta Stefano Caldoro), Giuseppe Oliva, Annunziata Petriccione, Ciro De Vincenzo, Antonio Milo, Palmina Persico, Raffaele Spennagallo, Ciro De Marco, Guglielmo Maione, Eugenio Nitrone, Angelo DeGiacomo, cui si contesta di aver ceduto denaro in cambio di preferenze. Sono almeno 4 i clan coinvolti nell’inchiesta tutti dell’area Nord della città, tra cui i Di Lauro. Gli investigatori, attraverso la polizia giudiziaria, ritengono di avere documentato numerosi episodi durante i quali sarebbero stati promessi denaro, agevolazioni di vario tipo e anche posti di lavoro in cambio di voti e pacchetti di voti per determinati candidati. L’ex senatore Marano, secondo i pm, sarebbe coinvolto in alcuni episodi di voto di scambio come la promessa di un posto di lavoro a una donna, in una ditta ritenuta legata ai clan, per voti in occasione delle comunali del 2016. Ma gli episodi, aggravati dal metodo mafioso, elencati nelle 22 pagine dell’avviso di conclusione indagini della Procura sono parecchi. Interi pacchetti di voti sarebbero stati venduti in cambio di denaro, anche decine di migliaia di euro: in cambio di preferenze per un candidato poi deceduto, sarebbero stati versati 9500 euro. Infine, tra gli episodi documentati dalla Polizia Giudiziaria, sempre in cambio di preferenze per la tornata elettorale del 2016, figura la promessa, a un uomo, di un trasferimento a un incarico più agevole (per ferie e retribuzione) nella stessa società di pulizie di cui era già dipendente. Ditta, secondo gli inquirenti, riconducibile alla camorra e in rapporti – all’epoca – con l’azienda ospedaliera Cardarelli. Le indagini, che si sono chiuse alla fine dello scorso mese di maggio, si sono avvalse delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, di informative della Polizia Giudiziaria (Guardia di Finanza), intercettazioni ambientali e telefoniche e delle risultanze investigative derivate da perquisizioni e sequestri.

CiCre

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