Attestati creati dopo gli incidenti e operai mai addestrati alla sicurezza. Al centro dell’indagine un ente accreditato con la Regione Campania.
Lavori pubblici pilotati, appalti ottenuti con mazzette, operai mandati nei cantieri senza alcuna formazione obbligatoria e certificati falsificati con firme di persone decedute. È questo lo scenario inquietante che emerge dall’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sui lavori di manutenzione e rifacimento della segnaletica stradale lungo l’autostrada A3 Napoli–Pompei–Salerno.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giacomo Urbano con il procuratore Pierpaolo Bruni, hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone, tra cui Bruno Antignani, funzionario del Consorzio Stabile Sis, società concessionaria del tratto autostradale, accusato di aver ricevuto una tangente da 6500 euro versata in tre tranche.
Secondo l’accusa, a versare il denaro sarebbero stati Antonio Giardino e Tommaso Mauriello, imprenditori campani legati alla MT Ecogroup srls, società operante nel settore degli appalti stradali, spesso in regime di subappalto. La necessità di fornire manodopera alle ditte appaltanti avrebbe portato i due a cercare scorciatoie per aggirare gli obblighi formativi imposti dalla legge.
A questo punto si apre un filone particolarmente grave dell’inchiesta: i presunti falsi attestati di formazione per la sicurezza sul lavoro.
A finire sotto i riflettori della Procura sono Barbara Sposato e Giovanni Castiello, rappresentanti legali della Total Care Service srl, ente di formazione accreditato presso la Regione Campania con sede a Piedimonte Matese (Caserta). Per gli inquirenti, i due avrebbero avuto un ruolo determinante nella produzione di documentazione formale completamente priva di valore legale e sostanziale.
In particolare, secondo l’ipotesi investigativa, Giardino avrebbe redatto attestati falsi per operai che non avevano mai seguito alcun corso di formazione, mentre Sposato avrebbe predisposto registri di presenza con firme contraffatte e certificati intestati alla Ebin, ente bilaterale anch’esso accreditato, utilizzando la firma del marito deceduto, come emerso durante l’analisi dei documenti.
Il tutto si sarebbe concretizzato nell’ambito di un appalto ottenuto dalla MT Ecogroup per lavori su incarico della Tangenziale di Napoli Spa, dove vennero inviate due squadre di operai. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, nessuno degli addetti era effettivamente formato, nonostante la documentazione ufficiale sostenesse il contrario.
Il meccanismo illecito sarebbe andato avanti indisturbato fino all’8 aprile scorso, quando uno degli operai coinvolti, impiegato senza aver ricevuto alcuna preparazione, è rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro. Solo dopo l’accaduto, Giardino avrebbe cercato di “sanare” retroattivamente la posizione dell’infortunato, producendo un attestato fasullo datato 2024.
Il caso ha spinto la Procura a disporre perquisizioni a tappeto in case e uffici degli indagati, sequestrando materiale informatico e documentazione che potrebbe far luce su una rete ben più ampia di frodi nel settore degli appalti pubblici.
L’inchiesta resta aperta e non si escludono sviluppi su altri fronti: per gli inquirenti, quella dell’A3 potrebbe essere solo una delle tante strade italiane percorse da corruttela, finzione documentale e totale disinteresse per la sicurezza dei lavoratori.
Red
