Napoli, accoglienza all’Annunziata tra arte e moda

Nel complesso monumentale oggi l’evento organizzato da alcune associazioni in cui cucito multietnico e artigianato creativo si incontrano per una sfilata all’insegna dell’integrazione

Reduci dalla giornata del rifugiato (20 giugno), oggi, venerdì 23, alle ore 16 e 30 avrà luogo presso il Complesso monumentale dell’Annunziata (Napoli) “Accoglienza all’Annunziata tra arte e moda”.
Le Associazioni “Manallart”, “Semi di Laboratorio” e “Samb e Diop”, insieme nell’ambito dell’iniziativa Giugno Giovani, hanno organizzato l’evento in cui cucito multietnico e artigianato creativo (laboratori condotti con i rifugiati presso “Samb e Diop”) si incontrano per una sfilata all’insegna dell’integrazione, dell’accoglienza e dell’arricchimento nell’interazione tra diverse culture. Il programma della manifestazione, sotto il patrocinio dell’Assessorato ai giovani e alle politiche giovanili, creatività e innovazione e dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è vasto. Prevederà prima della sfilata anche un’introduzione delle attività delle associazioni promotrici, ed una visita al Complesso dell’Annunziata, antica istituzione in cui “Manallart” si occupa dell’assistenza dei neonati abbandonati.

L’associazione culturale “Samb e Diop” svolge, a titolo di volontariato, un’attività fondamentale di accoglienza ed integrazione dei migranti presso la Chiesa Santa Maria del Rifugio (nella foto), in via dei tribunali 188, spazio, in precedenza inutilizzato, messo a disposizione dal centro missionario diocesiano. Alla scuola, aperta dal 2011, si aggiungono il laboratorio di sartoria “Sarama”, durante il quale vengono utilizzate stoffe africane per la produzione di splendidi abiti, e, dal 2013, il laboratorio di artigianato artistico “Avventura di Latta”, dai cui metalli nascono delle opere uniche. L’officina, fiore all’occhiello dell’organizzazione, è supervisionata dall’architetto/desiner Riccardo Dalisi, e diretta da Marco Cecere, un talento di seria A: Artigiano, Artista, Architetto, una persona che abbiamo visto coniugare la creatività alla praticità.

Abbiamo inoltre parlato con la “mamma” dell’associazione (così la chiamano tutti i ragazzi che frequentano i corsi) Carmela Tagliamonte, insegnante di lettere e fondatrice dell’organizzazione.
“Ai tempi in cui ero volontaria presso la Scuola di Pace, volevo assolutamente partire per l’Africa, ma poi soffermandomi sull’emergenza che mi stava già davanti agli occhi nel mio quartiere, mi sono detta che dovevo metter su una scuola proprio qui. Una scuola che si basasse sui bisogni primari dei rifugiati appena arrivati, soli e disorientati, quanti ne vediamo perdere la dignità solo perché non hanno un riferimento?!”
Qual è il metodo che utilizzate per il loro inserimento in società? Quanti ragazzi frequentano l’associazione?
“Arriviamo a 200, ma abbiamo anche tanti amici e volontari, per cui riusciamo ad organizzare diversi gruppi di lavoro. Il metodo consiste nel partire da zero: la maggior parte dei migranti africani non è andata a scuola neanche nel proprio paese d’origine, e se non conoscono bene la loro lingua, figuriamoci l’italiano. Necessitano di un riferimento fondamentale di comunità, non devono essere più soli, altrimenti è chiaro che finiranno per chiedere l’elemosina (nella migliore delle ipotesi.) Gli srilankesi invece sono buddisti, hanno quindi una cultura cui si sentono di appartenere, e molti di loro, alunni alla Scuola di Pace, conoscono anche l’inglese, lì il lavoro è stato quindi diverso. Con i nostri ragazzi (in Africa i maschi non svolgono alcuna attività, sono le donne ad occuparsi di tutto) partiamo dalla comunicazione: dialoghi di base come chiedere un’informazione. Poi, proseguendo nel percorso di inserimento, bisogna stimolarli ad imparare mestieri, ognuno con la sua inclinazione individuale da sviluppare”
Qual è la difficoltà più grande da affrontare?
“Sicuramente la dispersione, spesso i ragazzi abbandonano, proprio per questo bisogna trovare la maniera di mostrar loro l’utilità di quello che imparano. Ci impegniamo perché l’artigianato di Avventura di Latta venga venduto dando ovviamente a loro il ricavato, la continuità si ottiene col dare l’esempio di una formazione portata a termine fino in fondo. Non si tratta di un corso di 3 mesi da pizzaiolo … spesso alcuni centri di accoglienza hanno il solo scopo dei propri interessi materiali”.
Qual è il suo rapporto col danaro? Che appello farebbe per una solidarietà realmente utile e contro il concepire anch’essa come business?
“Noi non abbiamo fondi istituzionali, viviamo di donazioni volontarie, in primis dal parroco Alex Zanotelli, che ha avuto fiducia in noi. Penso che dove c’è l’interesse economico risulti molto difficile prodigarsi anche per il prossimo, come si dice, c’è conflitto di interessi. Più che appello preferisco fare una proposta-esempio concreta: vorrei ci lasciassero organizzare una giornata d’attività urbana in cui i nostri ragazzi ripuliscono una piazza, ma per il momento non è possibile poiché, così facendo, andremmo incontro alla denuncia dell’Asìa. Questo ci dimostra quanto rallentamenti e burocrazia sono altri evidenti ostacoli per il raggiungimento dei nostri obiettivi, ma noi non molliamo!”.

Federica Frascogna

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