Napoli, 3 mila in corteo per la “Sanità per tutti”

L’iniziativa di lotta è stata promossa dal Coordinamento Campano per il Diritto alla Salute. Tante le adesioni: l’Unione Sindacale di Base, SGB, Medicina Democratica e alcuni comitati di lotta territoriali.

Almeno 3 mila persone hanno partecipato alla manifestazione per il Diritto alla Sanità Pubblica contro il progetto dell’Autonomia Differenziata. Un corteo è partito da piazza del Gesù, sfilando per le vie principali della Città. L’iniziativa di lotta è stata promossa dal Coordinamento Campano per il Diritto alla Salute. Tante le adesioni: l’Unione Sindacale di Base, SGB, Medicina Democratica e alcuni comitati di lotta territoriali.

“Nella nostra regione il diritto alla salute e alle cure sanitarie è drammaticamente negato a larga parte della popolazione. Abbiamo la più alta percentuale di rinunce alle cure e la massima incidenza della spesa sanitaria sul bilancio delle famiglie – evidenzia il Coordinamento – La salute è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, che all’art. 32 recita: ”La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La legge 833/78 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale rispondeva a questo mandato. Tuttavia, anni di tagli alla sanità, politiche di privatizzazione ed aziendalizzazione del settore hanno di fatto cancellato tale diritto”

“In Campania, poi, 20 anni di commissariamento della sanità e piani di rientro finanziario hanno finito per rendere il diritto alle cure un vero e proprio miraggio – continua la nota –  Per una visita nel pubblico, le liste di attesa superano spesso i 365 giorni! Abbiamo una carenza nel settore di migliaia di lavoratori e il più basso rapporto personale sanitario/abitante di tutta l’Italia. Il tutto in un contesto socio ambientale in permanente stato di crisi e di allarme epidemio-logico”

Una situazione disastrosa che mette a rischio il diritto di essere curati. “In Campania, dal 2001 ad oggi abbiamo assistito alla chiusura di 20 ospedali pubblici e 20 pronto soccorso, alla dismissione di 322 ambulatori e laboratori pubblici – sottolinea ancora il Coordinamento – Delle 172 case della salute previste dal PNNR nessuna è stata ancora aperta e siamo in attesa del secondo ospedale di comunità (su 48 previsti). Per non parlare delle 65 centrali operative territoriali. Le ambulanze sono insufficienti per garantire un servizio tempestivo e non ci sono mezzi idonei per il trasporto da aree a rischio (isole o zone montuose). Ma l’elenco dei disservizi potrebbe continuare all’infinito. Non risultano erogati neanche i livelli essenziali di assistenza, collocando la Campania agli ultimi posti per cure e diritto alla salute. La spesa regionale sanitaria pro capite complessiva (pubblica e privata) è tra le più basse d’Italia e tuttavia finanzia largamente i privati, continuando a tagliare sui servizi pubblici (quasi il 50% del bilancio regionale va a finanziare servizi terzi, convenzionati o privati)”

Ad oggi il Servizio Sanitario Regionale  avrà anche i conti in ordine ma di certo è inefficiente nel garantire il diritto alle cure – evidenzia la nota – La legge sulla autonomia differenziata non farà che aumentare il divario nord-sud, peggiorando l’offerta dei servizi sanitari nelle regioni “povere”, Campania e Calabria in testa”

Significativo il ruolo del sindacalismo di base. “Da alcuni mesi, in Campania, l’Unione Sindacale di Base – unitamente ad associazioni, comitati, movimenti di lotta – sta costruendo un percorso collettivo di approfondimento programmatico e di Vertenza Sociale per affermare il diritto alla Salute, contro la strisciante privatizzazione del comparto e per reclamare una vera ed efficace Sanità Pubblica” – evidenzia Michele Franco, dirigente sindacale dell’Usb

CiCre

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