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Miragliuolo: “Jobs Act, una rivoluzione fallita”

Redazione by Redazione
15 Gennaio 2020
in Campania, Notizie correlate
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Per Matteo Renzi doveva essere il suo provvedimento cardine, una sorta di rivoluzione liberal-blairista che in Italia non c’era mai stata, nemmeno quando i liberali governavano da soli. Eppure cosa ha rappresentato per il nostro Paese il jobs act?! Un periodo complicato, in cui tantissimi lavoratori con i rispettivi sindacati sono scesi in piazza a manifestare la propria indignazione contro una riforma del lavoro che si è permessa di modificare il libro sacro di ogni lavoratore: lo Statuto! Partiamo col spiegare le novità, secondo molti positive, della riforma, una su tutte la Naspi, quella che volgarmente chiamiamo disoccupazione, che altro non è che l’unione di due precedenti misure già esistenti, ora accorpate ed estese a 24 mesi. La decontribuzione ha sicuramente favorito le assunzioni, dimostrandosi  una modalità per venire incontro anche alle esigenze dei datori di lavoro che spesso non assumono proprio per via dell’alta spesa contributiva.   Altra novità importante è stata l’Agenzia Nazionale per l’Occupazione, meglio nota come ANPAL, che si sta rivelando uno strumento utile anche per il funzionamento del Reddito di cittadinanza (anche se questo andrebbero dette tante altre cose ndr). La cancellazione dei contratti a termine più svantaggiosi poteva essere un’ottima intuizione, se non fosse stato che dal 2016 in poi, secondo anno in vigore per il jobs act, i contratti a termine sono aumentati, falsando de facto i dati occupazionali tanto vantati dal Governo Renzi. Passiamo ora alle questioni un po più spinose, quelle che hanno portato i lavoratori a scendere in piazza contro una delle riforme più scellerate degli ultimi anni; innanzitutto una delle novità più criticate fu l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il reintegro è previsto solo nel caso di licenziamento discriminatorio e disciplinare se il lavoratore riesce a dimostrare che il motivo apportato dall’azienda per il licenziamento disciplinare non sussiste. Nel caso di licenziamento disciplinare motivato o di licenziamento per motivi economici il reintegro viene sostituito dal solo indennizzo in denaro, che sarà crescente con l’anzianità del dipendente nell’azienda. Proprio il contratto a tutele crescenti doveva rappresentare una novità importante, ovvero le tutele aumento con gli anni, questa era la ratio, peccato però che la Corte Costituzionale, con la sentenza n.194/2018, abbia annullato la parte in cui prevedeva questa tipologia di trattamento poiché risultava essere una lesione del principio di uguaglianza dell’articolo 3 della Costituzione. Insomma la flexcurity renziana si è dimostrata essere un fallimento triplo:

  • Del milione di occupati 304.000 sono a contratto a tempo determinato, una parte degli assunti a tempo indeterminato sono in realtà dei vecchi contratti a scadenza poi convertiti a seguito dell’entrata in vigore del Jobs act, occorre poi aggiungere che soprattutto al Sud molti dipendenti sono dichiarati in un modo e retribuiti in un altro, alcune volta la maggior parte degli stipendi è retribuita in nero, lasciando queste persone schiavi della povertà e dell’illegalità, alimentando il concetto dominus-res dell’antico diritto romano, dove gli schiavi sottoposti alla potestas del pater familias non avevano capacità giuridica e quindi diritti, ma solo doveri nei confronti del dominus, che aveva facoltà di decidere della vita di codeste persone. Questo accade anche oggi attraverso lo sfruttamento del lavoro nero, che porta una famiglia a dipendere dalla singola volontà di un caporale, che non per forza lavora nei campi;
  •   Portando il centro-sinistra alla peggiore sconfitta della storia politica italiana del dopo guerra;
  • Distruggendo Renzi stesso, facendolo diventare il carnefice dei lavoratori italiani.

Oggi servono risposte serie in grado di rilanciare il mondo del lavoro, pertanto sarebbe opportuno rilanciare il meccanismo del reddito di cittadinanza facendo si che si prendano accordi con le aziende, garantendo loro un abbattimento del costo dei contributi del 40%, ma occorre anche una concorsone nella Pubblica Amministrazione che possa riassorbire gli esuli di Quota 100, inoltre bisogna reintegrare ed estendere l’articolo 18, modificare la legge Fornero, permettendo di andare in pensione prima per chi svolge lavori usuranti. L’egoismo neo liberista che spesso inquadra i lavoratori come esuberi si sta autodistruggendo e noi non possiamo essere schiavi di un modello fallimentare, pertanto dobbiamo crearne uno nuovo che investa nella green economy.

Francesco Miragliuolo


Tags: Francesco MiragliuoloJobs Act
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