Le funzioni e il ruolo assunto dall’imprenditore Emilio Rostan
Democrazia sospesa a Melito, comune della provincia di Napoli. I voti, controllati dai clan camorristici, venivano concessi in cambio di voti, posti di lavoro e appalti. Comitati d’affari e consorterie politiche, imprenditoriali e mafiose. E’ quanto emergerebbe dall’inchiesta condotta dalla Dia che ha portato, questa mattina, all’arresto del sindaco Luciano Mottola e di altri 17 soggetti.
Tutti sono accusati, a vario titolo, di scambio elettorale politico mafioso, attentati ai diritti politici del cittadino, associazione di tipo mafioso, corruzione, concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione. In carcere sono finiti, tra gli altri, oltre al sindaco Luciano Mottola, 38 anni, eletto nel 2021 alla guida di una coalizione di centrodestra, il presidente del Consiglio comunale Rocco Marrone, 38 anni, di “Melito Più” e il consigliere di FdI Antonio Cuozzo, 25 anni.
I clan, alle ultime elezioni comunali, avrebbero appoggiato al primo turno la coalizione di Nunzio Marrone (non indagato) respingendo le proposte dei rappresentanti di Mottola per poi al ballottaggio schierarsi a favore di quest’ultimo. Visto che Marrone era fuori da giochi. Elezioni che Mottola vinse per poche centinaia di voti sulla candidata Dominique Pellecchia. A gestire la vicenda direttamente il reggente del clan degli Amato Pagano, trucidato in un ristorante lo scorso gennaio.
Il gip Isabella Iaselli ha invece disposto i domiciliari per il consigliere comunale Massimiliano Grande, 50 anni, capogruppo di “Davvero Ecologia & Diritti”. Proprio Grande, in una intercettazione che ha per oggetto le votazioni per la città metropolitana di Napoli del 13 marzo del 2022, dice: mi hanno offerto duemila euro… io personalmente prima di dire sì … ho detto faccio un passaggio da Emilio…”. Dove Emilio è Emilio Rostan, imprenditore arrestato e padre dell’ex deputata Michela (estranea all’inchiesta). Michela Rostan è stata in Parlamento dal 2013 al 2022, attraversando numerosi fronti politici: eletta la prima volta con il Pd, ha successivamente aderito a Liberi e Uguali per poi passare a Italia Viva e, dopo un periodo nel gruppo misto, a Forza Italia.
Emilio Rostan, secondo i pm antimafia Giuliano Caputo e Lucio Giugliano avrebbe ricoperto il ruolo di regista nelle elezioni del sindaco Mottola.
Dalle indagini è emerso che Rostan avrebbe più volte incontrato colui che è ritenuto il punto di riferimento del clan Amato Pagano nel comune di Melito e non solo. Si tratta di Vincenzo Nappi, ucciso in un ristorante, nel corso di un agguato di chiara matrice camorristica.
Rostan, avrebbe, secondo gli inquirenti, avuto diversi incontri con Nappi finalizzati a delineare questioni di appoggio politico.
Per la Dda gli esponenti della coalizione che sosteneva Mottola avrebbero accettato la promessa del capozona degli Amato Pagano di procurare voti per il ballottaggio: preferenze estorte con pressioni e intimidazioni, in cambio di danaro e anche con la promessa di posti di lavoro.
L’inchiesta è partita nel 2020, in piena pandemia, dopo la denuncia dell’ex sindaco Antonio Amente, poi deceduto in ospedale proprio a causa del Covid. Ma – è stato scoperto – le denunce erano spesso strumentali. L’indagine ha evidenziato che se il clan non otteneva il proprio tornaconto obbligava i consiglieri a dimettersi facendo così cadere la giunta. E poi, quando si tornava alle urne, muoveva le sue leve, fornendo sostegno elettorale a chi prometteva di ricambiare con appalti e altri benefit. Ovviamente chi si metteva contro la pagava. E’ successo a una candidata, costretta, con le cattive (la minaccia di cacciarla via di casa e di chiuderle il negozio), a fare campagna elettorale addirittura per un suo rivale gradito alla camorra
