La consigliera uscente rivendica indipendenza e lancia un programma centrato su legalità e trasparenza
La candidatura di Maria Muscarà al consiglio regionale della Campania nella lista Cirielli non è un semplice cambio di collocazione, ma una scelta tattica che lei stessa presenta come l’unico modo per contrastare quello che definisce un “sistema di potere” radicato da anni nel governo regionale campano. Nella sua lettura politica, l’asse costituito da De Luca, Mastella, Conte e Fico avrebbe consolidato un controllo capillare sulle dinamiche istituzionali, rendendo sempre più difficile l’azione di figure realmente indipendenti.
Per Muscarà, storicamente estranea alle logiche di corrente, l’unica via per incidere è posizionarsi fuori dai vincoli di partito e recuperare una piena libertà di manovra. Una strategia che si inserisce nel solco di una precedente legislatura in cui si è distinta per produttività: 35 mozioni, 233 interrogazioni scritte, 72 interrogazioni orali, 4 ordini del giorno e 15 esposti.

Indipendenza come metodo politico
La sua carriera in Consiglio è stata segnata dalla scelta di affrontare temi scomodi. Tra i casi più significativi, la denuncia sulla gestione delle Terme di Agnano, così come le numerose interrogazioni partite da segnalazioni di cittadini. Una postura che l’ha resa spesso una figura isolata, soprattutto nei passaggi di frizione con il Movimento 5 Stelle.
La lista Cirielli come spazio di libertà politica
La decisione di candidarsi nel centrodestra non viene interpretata dalla stessa Muscarà come un cambio identitario, ma come una collocazione tattica per sottrarsi a quelli che definisce “meccanismi di cooptazione” presenti nel Consiglio. L’obiettivo, dichiarato, è spezzare una dinamica di potere che vede come impenetrabile al dissenso interno.
Legalità e partecipate: la sfida ai meccanismi di governo regionali
In caso di elezione, Muscarà annuncia che la prima battaglia sarà il “ripristino della legalità sostanziale”, in riferimento a numerosi atti approvati e poi giudicati incostituzionali. Critiche anche alla gestione delle partecipate regionali, che considera uno dei nodi da cui passa il potere reale del sistema politico campano.

Le frizioni con il M5S e il ruolo di Roberto Fico
La rottura con il Movimento 5 Stelle resta un punto chiave della sua storia politica. Quattro anni fa, dal palco di piazza Matteotti, Muscarà accusò apertamente i vertici — compresi Roberto Fico, Luigi Di Maio e Valeria Ciarambino — di favoritismi e personalismi. Una mossa che segnò la fine del rapporto con il partito e che, secondo molti analisti, continua a produrre effetti politici.
È anche per questo che una sua eventuale elezione viene interpretata come un elemento potenzialmente destabilizzante per l’area che oggi si riconosce nella leadership di Conte e nella figura di Fico. La sua presenza, con il suo stile diretto e privo di mediazioni, potrebbe rappresentare una spina nel fianco per chi, negli anni, ha incarnato quel modello politico che lei dichiara di voler contrastare.
Ciro Crescentini

