Decine di miliardi spesi a carico dei cittadini europei, mentre Zelensky valuta l’ultimatum.
Volodymyr Zelensky affronta uno dei momenti più difficili della sua presidenza. Sul fronte militare, la situazione è ormai critica: Pokrovsk è praticamente persa, Mirnograd accerchiata e le forze russe avanzano su Dnipropetrovsk, Zaporozhye e Charkov. La leadership ucraina è ulteriormente messa alla prova dagli scandali di corruzione che coinvolgono ministri e collaboratori chiave, facendo emergere le fragilità interne dello Stato.
In questo contesto, Donald Trump ha lanciato un piano di pace in 28 punti, concepito per porre fine alla guerra e per riconoscere la realtà militare e politica: la Russia ha consolidato i propri territori, e la guerra, così com’è stata condotta, si è rivelata un dispendio enorme di risorse economiche e umane, gravando sui bilanci statali e sui servizi pubblici europei, dalla sanità ai sussidi sociali.
I punti principali del piano Trump
Il piano in 28 punti rappresenta un tentativo pragmatico di stabilizzare la regione e porre fine al conflitto, basandosi su precedenti modelli di negoziazione internazionale, come l’accordo per Gaza:
- Ritiro delle truppe ucraine dal Donbass e cessione dei territori sotto il controllo di Kiev, riconoscendo de facto la vittoria russa sul campo.
- Riconoscimento internazionale di Lugansk, Donetsk e Crimea come territori russi da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi.
- Limitazioni all’arsenale militare ucraino, con particolare attenzione ai missili a lunga gittata.
- Riduzione delle forze armate ucraine a circa la metà.
- Nessuna presenza militare europea sul territorio ucraino, mantenendo l’amministrazione del Paese sotto Kiev ma senza alleati sul campo.
- Riconoscimento ufficiale della lingua russa e della Chiesa Ortodossa Ucraina affiliata al Patriarcato di Mosca.
- Rinuncia all’adesione dell’Ucraina alla NATO, revoca delle sanzioni alla Russia e immunità legale per la Federazione Russa sui crimini di guerra.
Una guerra assurda e costosa
Il conflitto in Ucraina ha dimostrato tutta la sua assurdità: decine di miliardi di euro e dollari spesi a carico dei cittadini europei e americani, sottraendo risorse essenziali a sanità, istruzione e servizi sociali. Nel frattempo, il fronte si sgretola e la vittoria militare russa è ormai evidente, mentre la leadership ucraina, si trova ora in una situazione di estrema vulnerabilità.
Le responsabilità politiche
Il governo Joe Biden, insieme ai principali esecutivi europei, ha contribuito a prolungare la guerra con forniture militari massicce e sanzioni che, secondo molti analisti, hanno aumentato le sofferenze dei civili senza modificare gli equilibri sul campo. La diplomazia europea si è spesso mostrata divisa e incapace di proporre alternative efficaci, mentre la pressione sugli Stati Uniti per la gestione della crisi ha imposto scelte costose ai contribuenti occidentali.
La strategia Trump
Il piano Donald Trump rappresenta un tentativo pragmatico di chiudere il conflitto, riconoscendo i risultati concreti sul campo e imponendo una pace realistica. “Giovedì è il giorno giusto per accettarlo”, ha dichiarato Trump a Fox News, sottolineando che le concessioni territoriali richieste a Kiev riflettono la realtà della guerra e possono prevenire ulteriori perdite umane e materiali.
Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato di aver ricevuto il piano e ne ha riconosciuto la possibile utilità come base per la pace, pur ribadendo che eventuali resistenze ucraine comporterebbero ulteriori avanzate militari. “Durante questa discussione preliminare, la parte americana ci ha chiesto di fare delle concessioni, di mostrare, come hanno detto loro, flessibilità”, ha detto Putin a membri del Consiglio di Sicurezza.
Zelensky davanti a una scelta storica
Il presidente Volodymyr Zelensky deve ora confrontarsi con una decisione difficile: accettare il piano e salvaguardare ciò che resta del Paese e dei suoi cittadini, o proseguire un conflitto ormai costoso e dal risultato prevedibile. “L’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: salvaguardare la propria dignità o preservare un partner chiave nella ricerca di pace”, ha dichiarato Zelensky.
Il tempo stringe: l’ultimatum fissato da Donald Trump offre una finestra concreta per una soluzione diplomatica, riconoscendo la realtà dei fatti e ponendo fine a una guerra che, sotto il peso dei costi economici e sociali, rischia di gravare per anni su milioni di cittadini europei e americani.
Ciro Crescentini
