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Manfredi isola i comitati e si accorda con la CGIL: ieri il colpo mortale all’acqua pubblica con la nascita di ABC SpA

Redazione by Redazione
10 Luglio 2026
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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Mentre ieri mattina il sindaco e gli assessori evitavano il confronto con Padre Alex Zanotelli, nel pomeriggio si consumava il vertice sindacale per ratificare il passaggio al diritto privato

Si è consumato nel giro di poche ore, tra le stanze blindate di Palazzo San Giacomo e la solitudine delle piazze, il destino di ABC (Acqua Bene Comune) Napoli. Ieri pomeriggio il sindaco Gaetano Manfredi, affiancato dagli assessori Eduardo Cosenza e Pier Paolo Baretta, ha incontrato i rappresentanti delle segreterie di CGIL e Filctem Napoli e Campania — tra cui Raffaele Paudice, Andrea Pastore, Nicola Ricci e Lella Messina — sancendo di fatto il via libera sindacale alla trasformazione dell’azienda da storica Azienda Speciale di diritto pubblico a Società per Azioni (S.p.A.).

Un tavolo istituzionale che stride violentemente con quanto accaduto ieri mattina, quando lo stesso sindaco e i suoi assessori, trincerandosi dietro mille scuse e pretesti burocratici, hanno categoricamente rifiutato di incontrare i comitati di lotta e Padre Alex Zanotelli, il missionario ultraottantenne che da anni si batte in prima linea a difesa dell’acqua pubblica.

Dietro il paravento del frasario sindacale e delle formali richieste di “garanzie”, la CGIL ha nei fatti accettato il mutamento genetico dell’azienda, avallando un passaggio strutturale che rischia di esporre il bene più prezioso della città alle logiche privatistiche del mercato.

Il formalismo della CGIL e lo spettro della privatizzazione

Il comunicato congiunto diffuso dai vertici sindacali al termine dell’incontro rivela una postura politica che merita un’analisi rigorosa e disincantata. L’insistenza con cui la nota rivendica l’ottenimento di rassicurazioni sull’esclusione di quote private appare, dal punto di vista prettamente societario e giuridico, una linea difensiva fragilissima.

La differenza tra un’Azienda Speciale e una S.p.A. non è di carattere cosmetico, bensì sostanziale: L’Azienda Speciale è un ente strumentale del diritto pubblico, privo di logiche di profitto intrinseche, strutturalmente protetto e indissolubile dall’ente locale. La S.p.A., regolata dal codice civile, è un vestito giuridico tagliato su misura per il mercato.

Le promesse politiche odierne sul mantenimento del capitale interamente in mano pubblica (citando i casi di ANM, ASIA e Napoli Servizi) non costituiscono affatto un vincolo giuridico eterno. Una volta trasformata l’azienda in S.p.A., l’ingresso di soci privati, la vendita di quote o l’alienazione del patrimonio diventano operazioni attuabili in futuro con semplici delibere di maggioranza del Consiglio Comunale, eliminando radicalmente i filtri istituzionali che l’Azienda Speciale garantiva per sua stessa natura.

La solitudine delle piazze e l’assenza del sindacato

Mentre i vertici sindacali si accomodano nei saloni del potere comunale per negoziare la “riscrittura dello statuto” e futuri “piani industriali”, si consuma una vistosa e dolorosa frattura con i movimenti di base. La CGIL, storicamente vicina alle istanze sociali e alla difesa dei beni comuni, appare in questa vicenda drammaticamente assente dalle piazze e distante dai comitati che da oltre undici anni (dal referendum nazionale del 2011) difendono la gestione pubblica dell’acqua a Napoli.

L’accettazione della svolta societaria in cambio di promesse sulle assunzioni e sui percorsi di avvicendamento del personale — ridotto ormai all’essenziale — configura un arretramento strategico evidente. Il sindacato sembra aver scambiato la natura giuridica dell’acqua pubblica con promesse occupazionali e con un posto assicurato al tavolo della concertazione futura. Un pragmatismo che normalizza la trasformazione industriale a scapito della natura originaria di ABC come “bene comune” sottratto alle logiche di bilancio privatistiche.

Le porte chiuse del Palazzo: l’affronto a Padre Alex Zanotelli

Il quadro politico si fa ancora più cupo se si osserva l’asimmetria nei comportamenti dell’amministrazione guidata da Gaetano Manfredi. Nella stessa giornata in cui il sindaco e gli assessori aprivano le porte alle delegazioni sindacali per ratificare l’accordo sulla S.p.A., si registrava il fermo e sdegnoso rifiuto di incontrare i comitati di lotta e i rappresentanti dei movimenti civici.

Negare l’ascolto a una figura del calibro di Padre Alex Zanotelli e ai comitati che rappresentano la cittadinanza attiva significa compiere una precisa e violenta scelta di campo: blindare la decisione tecnica all’interno del Palazzo, escludendo preventivamente qualsiasi voce dissenziente che possa svelare le contraddizioni dell’operazione.

I Una Società per Azioni, pur se inizialmente a capitale interamente pubblico, risponde alle logiche del diritto privato. Lo statuto e le quote azionarie rimangono esposti alle future decisioni delle maggioranze politiche di turno, privando la collettività di una reale blindatura contro la privatizzazione.

Il sindacato conclude la sua nota promettendo di “vigilare affinché siano rispettate le affermazioni ascoltate”. Tuttavia, la vera vigilanza si sarebbe dovuta esercitare prima, sbarrando il passo al mutamento genetico di ABC. L’esperienza storica delle ex municipalizzate italiane trasformate in S.p.A. dimostra che il capitale pubblico iniziale è spesso solo la prima fase di una transizione verso la privatizzazione parziale o totale.

Di fronte a un’amministrazione che chiude le porte in faccia a Padre Zanotelli e a un sindacato che firma la transizione societaria, spetta unicamente ai comitati e alla cittadinanza mantenere alta l’attenzione affinché l’acqua di Napoli rimanga davvero un bene di tutti e non l’asset finanziario di una società per azioni.

Il patto trasversale nel silenzio del Consiglio

Mentre fuori dal Palazzo si consuma lo strappo con la piazza, dentro le stanze del potere politico i giochi sembrano già fatti. Stando ad alcune indiscrezioni che filtrano da Palazzo San Giacomo, la delibera per il passaggio definitivo di ABC da Azienda Speciale a S.p.A. è ormai in dirittura d’arrivo e potrebbe essere approvata a scatola chiusa entro l’estate.

Il dato politicamente più macroscopico, tuttavia, è il quadro di totale unanimità che si sta delineando attorno all’operazione. Non ci sarà alcuna barricata in aula: il provvedimento viaggia spedito verso un consenso trasversale che unisce le forze di maggioranza a quelle di opposizione. A votare a favore della trasformazione societaria ci sarà infatti il centrodestra, da sempre favorevole alle logiche di mercato, ma la vera capitolazione ideologica si consuma a sinistra.

La delibera incasserà il voto favorevole dei consiglieri del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Italiana, sigle politiche che sulla difesa dell’acqua pubblica e sul rispetto del referendum del 2011 avevano costruito la propria identità e le proprie fortune elettorali. Un’unanimità di facciata che isola definitivamente i comitati e Padre Zanotelli, certificando come la S.p.A. sia ormai un dogma condiviso da tutto l’arco costituzionale cittadino

Ciro Crescentini

Il comunicato diffuso dalla Cgil

Nell’incontro che abbiamo tenuto ieri pomeriggio con sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi e gli assessori Eduardo Cosenza e Pier Paolo Baretta, che faceva seguito alla richiesta unitaria avanzata mei giorni scorsi, abbiamo posto la questione fondamentale della proprietà e della gestione pubblica di Acqua Bene Comune, ottenendo garanzie sull’esclusione di ogni partecipazione di quote private, come già avviene con le altre società in house del Comune – ANM, ASIA e Napoli Servizi – e che tutti gli utili prodotti dalla società saranno destinati esclusivamente ad attività di sostenibilità ambientale e sociale dell’azienda”. Così, in una nota, Raffaele Paudice e Andrea Pastore, componenti delle segreterie di Cgil e Filctem Napoli e Campania e i segretari generali di Cgil e Filctem Napoli e Campania, Nicola Ricci e Lella Messina.

“Riteniamo assolutamente imprescindibile per il futuro di questa azienda – scrivono nella nota – che alla trasformazione societaria si accompagni quanto prima un piano industriale che, ruotando attorno alla valorizzazione della professionalità dei lavoratori, preveda un’espansione delle attività sul territorio. Per questo abbiamo sottolineato come sia urgente aprire una discussione di carattere regionale sugli assetti del sistema idrico integrato ad undici anni dall’approvazione della legge regionale 15 del 2015, i cui esiti vanno attentamente valutati, per mettere in campo strategie di crescita delle aziende del territorio, a partire proprio da ABC, che consentano ai cittadini di contare su aziende evolute dal punto di vista industriale”.

“Tutto questo – sottolineano Cgil e Filctem Napoli e Campania – richiede anche una immediata risposta sul piano occupazionale, con il personale ormai ridotto all’essenziale, rendendo necessari percorsi di avvicendamento e assunzioni di nuove risorse.  Abbiamo apprezzato la volontà espressa dal Comune di Napoli di coinvolgere, subito dopo l’approvazione della delibera, i sindacati e le Rsu nella riscrittura dello statuto della società e in tutti i passaggi che si renderanno necessari per adeguare ABC al mutato quadro normativo. Pur esprimendo la nostra soddisfazione per gli esiti dell’incontro – concludono – attendiamo l’amministrazione comunale e l’azienda ai prossimi passaggi, vigilando affinché siano rispettate le affermazioni che abbiamo ascoltato ieri e affinché non venga meno il nostro pieno coinvolgimento nelle prossime delicate fasi che attendono Acqua Bene Comune”.

SCHEDA TECNICA

Azienda Speciale vs SpA: cosa cambia davvero per Cittadini e Lavoratori

Per comprendere la reale portata dello scontro su ABC Napoli, occorre abbandonare la retorica e analizzare gli effetti strutturali ed economici dei due modelli giuridici. La trasformazione non è “neutra”, ma sposta l’asse della gestione dell’acqua da una logica pubblicistica a una privatistica.

Elemento d’AnalisiAZIENDA SPECIALE (Modello Attuale)SOCIETÀ PER AZIONI – S.p.A. (Modello Manfredi-Cosenza-Barletta)
Natura GiuridicaEnte pubblico strumentale del Comune di Napoli. Risponde al diritto pubblico.Società di capitali regolata dal Codice Civile. Risponde al diritto privato.
Destinazione degli UtiliReinvestimento obbligatorio. Gli utili non possono essere distribuiti, ma devono finanziare la rete idrica o ridurre le tariffe.Logica di bilancio societaria. Gli utili possono essere drenati dal Comune (socio unico) per coprire altre falle del bilancio municipale.
Impatto sui LavoratoriStabilità pubblicistica. Assunzioni tramite concorsi o selezioni trasparenti. Organizzazione del lavoro legata a criteri di servizio sociale.Flessibilità privatistica. Gestione delle risorse umane sotto il Codice Civile. Maggiore propensione a esternalizzazioni, contratti flessibili e riorganizzazioni aziendali.
Tariffe per i CittadiniCalcolate esclusivamente per la copertura dei costi del servizio (senza scopi di lucro).Orientate all’efficientamento industriale e alla sostenibilità del capitale, con rischio di incrementi tariffari.
Rischio PrivatizzazioneZero. Non esistono azioni o quote di capitale cedibili sul mercato. Il modello è totalmente blindato.Alto. Anche se nasce “100% pubblica”, lo statuto societario può essere modificato da qualunque maggioranza politica futura per vendere quote a colossi privati (es. Acea, Iren, Caltagirone).
Controllo PoliticoDiretto e stringente da parte del Consiglio Comunale.Mediato e delegato a un Consiglio di Amministrazione (CdA) con forte autonomia manageriale.

Tags: abc napoliacqua pubblicaManfrediPadre Zanotelli
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🕐 Aggiornato il: 10/07/2026 alle 16:14

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