Moduli da riempire, ostacoli per chi segnala. L’Ispettorato dissuade anziché intervenire. E i morti aumentano. Chi dovrebbe controllare è troppo occupato a fare convegni e seminari.
Nei primi sei mesi del 2025, in Campania si contano già oltre 20 morti sul lavoro. Operai caduti dai ponteggi, schiacciati da macchinari, folgorati da impianti elettrici non a norma. Ogni vittima scatena la solita sequenza: comunicati di cordoglio, dichiarazioni indignate, post sui social di politici, sindacalisti, associazioni di categoria. Tutti a dire che “così non si può andare avanti”. Ma poi, si va avanti. Come prima. Peggio di prima.
La verità taciuta: chi segnala e chi fa finta di non sentire
C’è una domanda che nessuno pone mai dopo la morte di un lavoratore: quante segnalazioni vengono inviate ogni mese agli organismi di vigilanza? Quanti sopralluoghi vengono chiesti dai sindacati o dai singoli lavoratori agli ispettorati del lavoro, alle ASL, alla Guardia di Finanza, ai Carabinieri del Nucleo tutela lavoro?
E soprattutto: quante di queste segnalazioni vengono ignorate o trattate in modo burocratico?
Molti lavoratori denunciano – anche in forma anonima – situazioni gravi nei cantieri e nelle aziende. La risposta dell’Ispettorato? Moduli da compilare, testimonianze da raccogliere, firme da apporre. Un labirinto burocratico che scoraggia chi rischia la vita ogni giorno. È una prassi che ha un nome preciso: dissuasione istituzionalizzata.

Cantieri privati, il buco nero della sicurezza
Il vero dramma si consuma nei cantieri privati di ristrutturazione, dove le ispezioni sono rare, le violazioni diffuse, e le responsabilità sistematicamente rimpallate. Gli amministratori condominiali, troppo spesso, affidano i lavori a imprese scelte solo per il costo più basso, senza verificare:
- l’assunzione regolare degli operai,
- il rispetto delle norme di sicurezza,
- l’esistenza dei piani obbligatori per la prevenzione degli infortuni,
- la presenza dei dispositivi di protezione individuale (DPI).
Chi controlla questi amministratori? Nessuno. E i lavoratori, spesso stranieri o precari, non hanno voce.
Ispezioni: perché bisogna aspettare i cantieri “ufficiali”?
In troppi casi, le ispezioni avvengono solo dopo la notifica di apertura del cantiere, come previsto dalle norme. Ma chi lavora in nero, o in contesti borderline, non compare mai in quelle notifiche. Serve una strategia completamente diversa: ispezioni a tappeto, controlli a sorpresa, azione mirata dove si sa che il rischio è più alto. Perché i dati ci sono, le segnalazioni arrivano. Ma nessuno ascolta, finché non c’è un cadavere da piangere.
Un numero d’emergenza per la sicurezza sul lavoro
È arrivato il momento di proporre un numero unico, attivo 24 ore su 24, per segnalare situazioni di pericolo sul lavoro, in tempo reale. Un numero come il 117 della Guardia di Finanza, ma dedicato esclusivamente alle segnalazioni urgenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, gestito da personale competente, con la garanzia dell’anonimato e la certezza dell’intervento.
L’Ispettorato deve rendere conto: i numeri mancanti
E ancora: quante conciliazioni avvengono negli uffici territoriali dell’Ispettorato del lavoro? Quante multe vengono scontate? Quanti verbali sindacali vengono chiusi con compromessi al ribasso? Dati che dovrebbero essere pubblici, ma che restano spesso inaccessibili o frammentari.
Mentre i dirigenti degli ispettorati partecipano a convegni, tavole rotonde e seminari sul “lavoro sicuro”, manca una programmazione seria delle ispezioni. I controlli continuano a essere troppo pochi, troppo prevedibili, e troppo tardi.
Chi critica viene colpito: il caso Quattromini
Non solo chi denuncia viene scoraggiato. In alcuni casi, chi osa criticare pubblicamente l’operato dei vertici dell’Ispettorato del Lavoro viene persino segnalato ai propri ordini professionali. È il caso clamoroso della giuslavorista napoletana Giuliana Quattromini, segnalata all’Ordine degli Avvocati di Napoli dal capo dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli, Giuseppe Cantisano, a seguito di sue dichiarazioni pubbliche sulla gestione degli interventi ispettivi e sulla carenza di trasparenza. Un episodio che solleva gravi interrogativi sulla libertà di espressione e sul diritto di critica, soprattutto in un ambito così delicato come la tutela dei lavoratori.
Serve un’indagine della magistratura
Alla luce di quanto accade, non può più bastare l’indignazione rituale. È legittimo e necessario chiedere l’intervento delle Procure della Repubblica per accertare se, in presenza di segnalazioni ignorate o di controlli non effettuati, ci siano omissioni d’atti d’ufficio o responsabilità penali nell’operato dell’Ispettorato del Lavoro e degli altri enti preposti alla vigilanza. La magistratura deve verificare se e perché certi controlli non vengono eseguiti, e se esiste una catena di negligenze istituzionali che contribuisce a rendere il lavoro in Campania, in troppi casi, una trappola mortale.
Basta silenzi, servono risposte. E azioni concrete.
Chi oggi muore sul lavoro non è vittima di un destino crudele, ma di una catena di omissioni, indifferenze, ipocrisie. Spezzare quella catena significa:
- potenziare gli ispettorati,
- attivare numeri d’emergenza,
- coinvolgere i cittadini nei controlli diffusi,
- responsabilizzare chi gestisce i cantieri,
- e soprattutto, ascoltare chi denuncia, non ostacolarlo.
La sicurezza sul lavoro non è uno slogan da leggere in un post commemorativo. È un dovere dello Stato. Ed è un diritto dei lavoratori, ogni giorno. Anche quando i riflettori si spengono.
Ciro Crescentini
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