Il tema della colmata rilanciato dall’incontro al Laboratorio politico Iskra

NAPOLI – Della questione Bagnoli parlarne non basta mai. È importante per chiarire, e ricordare. Il laboratorio politico Iskra, proprio di Bagnoli, da sempre impegnato sul territorio, come molti altri movimenti della scena napoletana, ha esposto bene ed in modo approfondito la situazione. Usando parole di chi lì vive, fuori da congetture alto-borghesi. La prima domanda che ci si pone è “Cosa sia la colmata?” Si definisce la seguente come “struttura antropica”, ossia dell’uomo, che riguarda l’uomo. Sì, perché risale alla composizione oramai “vitrea” sul territorio di insediamenti “inerti”, di scarto, prodotte dall’ex acciaieria, e dunque, dall’Italsider. Dai grafici si vede l’enorme quantità di cadmio e arsenico presente sulla stessa spiaggia che a vederla dal Virgiliano contribuisce al panorama. L’analisi continua sul “problema”, sull’uso che in quegli anni se ne faceva:  area di stoccaggio temporaneo di materie prime nella fase di carico/scarico di combustibili (carboni e oli combustibili), assieme ad elementi metallici utilizzati (Arsenici, Piombo, Mercurio). Conseguenza: queste suddette sostanze sono percolate dalla superficie. Altre conseguenze: tumori, eruzioni cutanee, aborti, problemi al fegato, variazioni ad analisi del sangue. Altra conseguenza: i suddetti materiali sono insolubili in acqua, pertanto l’inquinamento va sempre più espandendosi. Sulla strada dell’Accordo Bagnoli/Piombino del 2007, il quale prevedeva il riutilizzo della colmata per circa l’80%, l’analisi porta avanti la proposta di rimuovere e riutilizzare la colmata nel Porto di Napoli (“Se all’epoca fosse stato eseguito l’ampliamento del porto non si parlerebbe di colmata”)(“ma come spesso accade le motivazioni politiche superano il buonsenso”). Va di fatto che lasciare, abbandonare a se stessa la colmata urta, e di conseguenza imporrebbe, “la modifica o l’abrogazione della legge n.582 1996 sul ripristino della morfologia naturale della costa”. Si sottolinea anche che la zona in questione , e tutta l’area costiera, è sotto la responsabilità “diretta” del Ministro dell’Ambiente e non del Comune di Napoli (e delle sue partecipate). In merito al passato di Bagnolifutura, Arpac, Ccta, Provincia e Ministero si chiedono nuove analisi e nuove azioni. 

Vincenzo Perfetti

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