Inchiesta appalti Napoli, chiesto processo per 55: anche Romeo, Caldoro e Bocchino

Il 6 dicembre udienza preliminare sul presunto Sistema Romeo, tra gli imputati il supermanager della sanità Ciro Verdoliva. Contestati diversi episodi di corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. E rispunta il dossier contro de Magistris

Inchiesta sugli appalti a Napoli, sono 55 le richieste di rinvio a giudizio, nell’ambito del filone sul presunto “Sistema Romeo”. Nel mirino dei pm l’imprenditore Alfredo Romeo, l’ex parlamentare Italo Bocchino, l’ex governatore Stefano Caldoro. Tra i principali imputati anche il supermanager Ciro Verdoliva, nominato commissario straordinario dell’Asl Napoli 1 dalla giunta De Luca. All’udienza preliminare del 6 dicembre, davanti al gup Simona Cangiano, deve difendersi da una valanga di accuse: corruzione, frode nelle pubbliche forniture in concorso, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, favoreggiamento personale, soppressione di atti veri in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità, ed anche accesso abusivo ad un sistema informatico. Nel capitolo su presunte fughe di notizie riservate, infatti, ci sono carabinieri, finanzieri e poliziotti. Tra loro due militari del Nas, Vincenzo Romano e Sergio Di Stasio (padre della deputata M5s Iolanda, estranea alla vicenda). Ai carabinieri viene contestata la rivelazione di segreto d’ufficio in concorso con Verdoliva, all’epoca dei fatti direttore dell’ufficio economato del Cardarelli. Il manager due anni fa era finito per 20 giorni ai domiciliari, in custodia cautelare, prima di tornare libero al Riesame. I pm napoletani ipotizzano un giro di costosi regali, tangenti e favori, per condizionare le gare dei servizi di pulizia di edifici pubblici, e della gestione dei patrimoni immobiliari della pubblica amministrazione. Ovvero il business del gruppo Romeo. Al centro delle indagini c’è proprio Alfredo Romeo, plurinquisito imprenditore, però mai condannato. A lui i pm napoletani contestano di essere promotore di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Dell’ipotesi associativa risponde anche Bocchino. Con entrambi, assieme a Natale Lo Castro (direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera Federico II), Caldoro è accusato di concorso in traffico di influenze illecite. L’ex presidente della Regione avrebbe ricevuto, da Bocchino e Romeo, un finanziamento per dieci borse di studio, destinate ad un centro studi da fondare. Come contropartita, sarebbe intervenuto sul funzionario della Federico II, per ottenere la revoca di un appalto per la pulizia delle strutture ospedaliere.

IL PRESUNTO DOSSIER CONTRO DE MAGISTRIS
Tra gli imputati Giovanni Annunziata, ex dirigente del Comune di Napoli. È sospettato, tra l’altro, di un’oscura vicenda consumata tra il dicembre 2015 e il febbraio 2016, in vista delle primarie del centrosinistra, e delle comunali del giugno successivo. Ovvero di aver acquisito “dati sensibili e riservati concernenti la gestione del patrimonio immobiliare” comunale “da parte della precedente amministrazione, gestione affidata alla Napoli Servizi (“‘Ho preso carte interne loro…con relazioni numerative e nominali…della catastrofe incombente…pensa se andassero sui giornali queste cose…’)”. Sarebbero dati da utilizzare per un documento richiesto ad Annunziata “da Antonio Bassolino – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dai pm Celeste Carrano, Francesco Raffaele ed Henry John Woodcock – e della segreteria di questi”. Il presunto dossier Annunziata lo “redigeva con la complicità e l’apporto dei vertici della Romeo Gestioni spa, potenzialmente compromettente e finalizzato a ‘…mettere una pietruzza tombale sulla carriera di politica di De Magistris’…”. L’obiettivo – secondo le indagini – sarebbe stato proprio sabotare la ricandidatura del sindaco uscente. Bassolino, mai indagato, si è sempre proclamato estraneo ai fatti. All’epoca era in procinto di partecipare alle primarie, vinte da Valeria Valente, tra le rituali polemiche.

Gianmaria Roberti

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