Corteo tra le strade della città. I cittadini temono l’inizio dello smantellamento del presidio sanitario
Una lunga marcia attraversa le strade del comune cilentano, tra carrozzine, bambini, mamme e papà, ma anche medici, infermieri e sindaci del Golfo di Policastro. È la risposta compatta della comunità alla paventata chiusura del punto nascita dell’ospedale “Immacolata” di Sapri, presidio sanitario che serve un’area vasta e difficile, al confine tra Campania, Basilicata e Calabria.
Il timore, diffuso tra residenti e operatori sanitari, è che la sospensione dei parti sia solo il primo passo verso una lenta ma inesorabile smobilitazione dell’intero ospedale. Un’ipotesi che, se concretizzata, rischia di lasciare migliaia di cittadini senza un’assistenza sanitaria adeguata, in un territorio già penalizzato dalla distanza con gli altri presidi ospedalieri.
Durante il corteo, numerosi sindaci hanno sfilato con la fascia tricolore, simbolo di un’unità istituzionale rara ma necessaria. I comitati civici hanno chiesto che, in assenza di risposte concrete, proprio quelle fasce vengano consegnate al prefetto di Salerno come gesto di denuncia verso l’indifferenza della politica.
“Non stiamo difendendo un privilegio, ma un diritto – ha dichiarato Anna, componente del comitato ‘Salviamo l’Immacolata’ – Chiudere il punto nascita significa costringere le donne a viaggi lunghi e rischiosi per partorire, significa dire che qui la vita vale meno. Non lo permetteremo”
Le associazioni promotrici della manifestazione chiedono ora un incontro urgente con il Ministro della Salute, per ribadire che chiudere un punto nascita significa spegnere il futuro di un intero territorio
Alma

