I sindaci italiani lanciano allarme: “Non abbiamo risorse, a rischio servizi essenziali”

“Potremmo avere ‘assembramenti’ di rifiuti per strada”

Ai sindaci italiani  il “decreto rilancio” non basta. I primi cittadini del nostro paese, privati delle entrate che il governo ha tagliato a imprese e commercianti in difficoltà, chiedono a gran voce un aiuto ulteriore: “Ci sono tante risorse per imprese e famiglie– avverte il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro– ma noi così i bilanci non li chiudiamo. Anche noi siamo come le aziende, con entrate e uscite”. E aggiunge: “Le uscite servono per il trasporto pubblico, l’illuminazione, la raccolta dei rifiuti. Non avendo tasse”, come ad esempio la Tari, “imposte e multe, rischiamo di non poter fornire servizi“.Il decreto – evidenzia Decaro – doveva aiutare i Comuni a chiudere i loro bilanci, a mantenere cioè l’equilibrio dei conti. Doveva continuare a offrire servizi nonostante le nostre entrate, derivanti da imposte che non si possono esigere, si siano drasticamente ridotte. Nel decreto – aggiunge il primo cittadino che presiede anche l’Anci – non ci sono, ad esempio, i 400 milioni di tassa sui rifiuti che non intendiamo riscuotere dagli operatori commerciali che hanno dovuto tener chiuse le attività perchè obbligati dal decreto imposto dall’emergenza sanitaria. Così i Comuni rischiano di non chiuderli comunque i bilanci. Sono somme di cui abbiamo vitale bisogno, a Bari come a Milano, Firenze, Roma o nei comuni più piccoli”.Da oggi cominceremo a lavorare su questo fronte e nelle prossime settimane – anticipa Decaro – vedremo cosa potremo ottenere in fase di conversione parlamentare. Non vorremmo dover arrivare a lasciare i rifiuti per strada o tagliare il numero dei bus o tenere al buio le nostre città di notte. Noi sindaci siamo obbligati per legge al pareggio di bilancio: senza entrate ci si dovrà inventare qualcosa per tagliare i servizi e questa – conclude – è l’ultima cosa che vogliamo fare e che servirebbe al Paese”.

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