Giro di squillo in un club di Monteforte Irpino: 5 misure cautelari, si prostituivano 2 mogli di indagati

Ai domiciliari il presunto promotore dell’associazione finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, altri 4 sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. In tutto 12 iscritti nel registro della procura

Le mogli dei due sodali si sarebbero pubblicizzate mediante social network, presentandosi con nomi d’arte, chat private o cedendo il proprio numero di telefono per attirare più clienti possibili nel club. I carabinieri di Baiano e della stazione di Monteforte Irpino hanno eseguito l’ordinanza di misura cautelare, emessa dal gip di Avellino su richiesta della Procura, nei confronti di 5 persone, originari tra le province di Avellino, Napoli e Latina, tutti ritenuti responsabili di associazione finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, insieme ad altre 7 persone indagate.​ Secondo gli investigatori dell’Arma, due componenti del gruppo che gestiva il presunto giro di prostitute all’interno del Club Privè Libidos di Monteforte Irpino, facevano prostituire le proprie mogli all’interno del locale. Le indagini sono scattate un anno fa, a seguito di un controllo effettuato da parte dei carabinieri nel locale, nel corso del quale è stata notata la presenza di diverse camere da letto, oltre a una normale pista da ballo e un piano bar. Tra le varie  stanze esistenti, ve ne era una arredata stile sadomaso, con la presenza di funi, manette e di una parete costituita da sbarre di ferro; inoltre, all’ingresso del club, sul bancone alla reception, i militari hanno notato un grosso scatolo di preservativi. Il 57enne originario di Formia, ritenuto promotore del sodalizio è stato posto agli arresti domiciliari, mentre gli altri 4 sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il locale è stato sequestrato. A parlare del giro di squillo anche diversi avventori del club, che assieme alle intercettazioni hanno fatto emergere l’esistenza di un gruppo criminale finalizzato allo sfruttamento della prostituzione. Secondo le indagini, molte ragazze che si prostituivano nel locale, tra le quali anche un transessuale, venivano pagate in maniera esigua e spesso, su decisione del principale gestore del ​club, non ricevevano alcun compenso.

 

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