Il dolore della sorella di Derek Winn, le parole della vedova Parlato, le accuse di Muscarà. “Non resti solo il silenzio”
Una cabina che precipita nel vuoto, un urlo spezzato nella quiete del Monte Faito. Quattro vite spezzate il 17 aprile scorso, una quinta ancora appesa alla speranza in un letto di terapia intensiva. A dieci giorni dal disastro della funivia di Castellammare di Stabia, il dolore non si attenua e cominciano a emergere tensioni, responsabilità, parole che pesano come pietre.
Derek Winn, 65 anni, ed Elain Margaret, 58, cittadini britannici, erano in vacanza in Campania. Janan Suliman, 25 anni, israelopalestinese, viaggiava con il fratello Thabet, 23 anni, l’unico sopravvissuto all’incidente, oggi in lieve miglioramento. A bordo della cabina anche Carmine Parlato, 51 anni, dipendente dell’Eav e macchinista esperto. Nessuno di loro ha avuto scampo quando il cavo ha ceduto e la cabina si è schiantata nel bosco.
Nelle ultime ore è arrivata a Castellammare la sorella di Derek Winn, accompagnata da un’amica di famiglia e dal console onorario britannico Pierfrancesco Valentini. Dopo il riconoscimento delle salme in obitorio, si è recata alla stazione di partenza della funivia per deporre fiori nel luogo della tragedia. “Derek era un fratello adorabile e anche Elain lo era”, ha detto tra le lacrime.
Ad accoglierla, il sindaco Luigi Vicinanza, che ha voluto esprimere la vicinanza dell’intera città: “Castellammare è parte lesa. Si tratta di un dramma collettivo, il Faito è parte della nostra identità. La verità e le eventuali responsabilità le definirà la magistratura nella quale ho massima fiducia. Se qualcuno ha sbagliato pagherà. Ma le eventuali responsabilità vanno ricercate scientificamente e dimostrate giuridicamente. Chi si occupava della funivia lo faceva con dedizione ed amore, sino a prova contraria. Vi sono stati errori, omissioni, superficialità? Vengano fuori, sia fatta giustizia”.
Il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio, è intervenuto con una lunga riflessione pubblicata sui social: “Giustizia è cosa diversa dal giustizialismo, secondo cui ‘qualcuno comunque deve pagare’. Per quanto mi riguarda, il mio compito è assicurare le risorse finanziarie per garantire la sicurezza: sotto questo aspetto ho la coscienza pulita in merito all’incidente sulla funivia. Mai lesinato sulle risorse. La coscienza è a posto, il cuore è a pezzi”.
De Gregorio ha anche proposto l’istituzione di un premio alla memoria di Carmine Parlato, ma non ha fatto cenno alle parole pronunciate da Elvira, la moglie del macchinista, durante il funerale. Parole che invece hanno colpito molti: “Non è stata una fatalità – ha dichiarato in chiesa – Chi ha messo a repentaglio la vita di esseri umani, ne risponda”.
A fare da contraltare alle parole del presidente Eav, arriva la posizione netta della consigliera regionale campana indipendente Maria Muscarà: “Sono letteralmente rimasta esterrefatta dalle parole del presidente e amministratore dell’Eav che piuttosto che votarsi ad un religioso, mesto e doveroso silenzio pensa bene di trascorrere il suo tempo, da ben 10 giorni, sui social a deresponsabilizzare se stesso e i suoi ben profumatamente pagati dirigenti. È grave ed è un insulto all’intelligenza della magistratura e dei cittadini parlare di ‘eventuali’ responsabilità”.
Muscarà rilancia anche un allarme tecnico: “È grave ed è un insulto alle vittime della tragedia ridurre il proprio compito, da ben 300mila euro l’anno, a dover semplicemente assicurare le risorse per la sicurezza. E tutto il resto? L’unica cosa che avrebbe dovuto fare immediatamente dopo la tragedia – ma se n’è ben guardato – sarebbe stato rassegnare le dimissioni. Tanto più alla luce di quanto starebbe emergendo sulla mancata sostituzione dal 1989 dei freni di servizio della funivia, come ha raccontato qualche giorno fa il giornalista Michele Buscè”.
Muscarà annuncia iniziative concrete: “Nei prossimi giorni, poiché abbiamo il dovere di capire fino in fondo tutti gli aspetti tecnici, commerciali e informativi di questa incredibile tragedia, chiederò l’accesso agli atti”.
Nel frattempo, l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata va avanti. Quattro persone, tra dirigenti e tecnici dell’Eav, risultano indagate con le ipotesi di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il contesto operativo – una zona impervia, manutenzioni complesse, impianti vetusti – sarà al centro degli accertamenti tecnici.
In attesa che la magistratura faccia piena luce, il rispetto del dolore e della memoria delle vittime dovrebbe restare al centro dell’agire istituzionale. È giusto avere fiducia nella giustizia, ma è altrettanto doveroso offrire un sostegno reale a chi oggi è rimasto senza un padre, senza un marito, senza un futuro già scritto.
In questo senso, non solo l’azienda, ma anche i sindacati dovrebbero farsi carico della proposta di inserire la vedova o il figlio di Carmine Parlato negli organici Eav. Un gesto concreto, non retorico, che sarebbe segno di rispetto per il lavoro e per il sacrificio. Perché le parole, da sole, non bastano più.
CiCre

