Favorì la latitanza del boss Antonio Lo Russo, preso fiancheggiatore

Il 41enne Pietro Pedone accusato di favoreggiamento personale e possesso e fabbricazione di documenti falsi, aggravati da finalità mafiose: il latitante preso a Nizza esibì documenti intestati a lui

E’ accusato di favoreggiamento personale e possesso e fabbricazione di documenti falsi, aggravati da finalità mafiose.  E’ stato identificato e arrestato il “curatore” della latitanza di Antonio Lo Russo, boss dell’omonimo clan camorristico finito nella lista dei latitanti più pericolosi e ricercato anche all’estero per associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, chiesta dalla Dda di Napoli ed emessa dal gip, a carico del presunto favoreggiatore della sua latitanza, Pietro Pedone, 41 anni, ritenuto contiguo al clan. L’arresto è il frutto di indagini proseguite dopo la cattura del boss: durante le fasi dell’arresto di Antonio Lo Russo, infatti, i militari gli sequestrarono una carta identità su cui era stata apposta la fotografia del latitante e una patente di guida falsa, entrambi documenti intestati a Pietro Pedone. Lo Russo, già condannato a 20 anni di carcere, nell’aprile 2010 riuscì ad assistere a bordo campo all’incontro Napoli-Parma. La sua latitanza è terminata il 14 aprile 2014 quando i Carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli e della compagnia Vomero lo individuarono e arrestarono a Nizza, in Francia, insieme al cugino.

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