I vertici del partito hanno deciso di votare a favore della revoca dell’immunità accogliendo la richiesta della magistratura
ll Partito Democratico molla Andrea Cozzolino e gli altri europarlamentari implicati nel Qatargate, il presunto piano del Qatar e del Marocco per influenzare le decisioni politiche e economiche del Parlamento europeo.
Il capodelegazione del Pd a Strasburgo Brando Benifei ha detto ad Agorà su Rai3 che “Il Partito democratico sosterrà le richieste della magistratura e voterà a favore della revoca dell’immunità degli eurodeputati Andrea Cozzolino e Marc Tarabella“, i due europarlamentari coinvolti nella vicenda giudiziari.
Secondo la procura di Bruxelles sarebbe Cozzolino il terzo uomo che agiva per soldi insieme a Francesco Giorgi compagno di Eva Kaili, ex vicepresidente dell’Eurocamera e assistente di Cozzolino e Antonio Panzeri ex eurodeputato di Articolo 1-Pd. Ora Cozzolino rischia una misura cautelare.
Delfino di Bassolino
Sessanta anni, ex consigliere regionale della Campania nei primi anni 2000 e ora europarlamentare al terzo mandato, figlio di Carlo Cozzolino (segretario della Camera del Lavoro e della Cgil di Napoli dal 1968 al 1973), grazie all’influenza paterna a 21 anni diventò funzionario e segretario della Federazione Giovanile Comunista italiana dal 1983 al 1986.
Un “giovane-vecchio” rampante, ambizioso come tanti “figgiciotti”, figli di papà che promettevano il “socialismo” alle masse popolari e ai proletari ma nella realtà puntavano a fare carriera e a conquistare comode poltrone istituzionali nelle “istituzioni borghesi”. Cozzolino già nei primi anni ‘90 diventa dirigente del PCI, aderendo al PDS fino al 1998, quando si unisce al partito dei Democratici di Sinistra. Sposato con una ricca imprenditrice Anna Normale e padre di tre figli, Cozzolino prima di arrivare a Strasburgo, era stato assessore all’agricoltura e alle attività produttive nella giunta regionale di Antonio Bassolino. Dell’ex sindaco e governatore campano era considerato il delfino.
Cozzolino voleva diventare sindaco di Napoli
Nel 2011, il giovane rampante bassoliniano fu protagonista di una pagina complicata della storia del Pd napoletano: vinse a sorpresa le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Napoli con uno scarto di 1.200 voti sul favorito Umberto Ranieri. Che, insieme agli altri due avversari (il democratico Nicola Oddati e Libero Mancuso di Sel), contestò subito il risultato. Ne nacque una un’infinita coda di polemiche e accuse di brogli che portarono a invalidare sostanzialmente il risultato. L’allora leader democratico Pierluigi Bersani silurò il segretario provinciale del Pd nominando come commissario Andrea Orlando, e la scelta per la corsa al Comune cadde sul prefetto Mario Morcone, uscito di scena al primo turno.
Alcuni mesi più tardi sulla competizione spuntò anche l’ombra di infiltrazioni della camorra: alcuni mesi più tardi la Dda aprì un fascicolo con l’ipotesi di reato di minacce aggravate dall’aver favorito un clan. Le irregolarità si sarebbero verificate nel quartiere di Secondigliano, area di periferia dove è forte la presenza della camorra. “Troppi votanti a Secondigliano? – aveva ribattuto Cozzolino a chi contestava il risultato -. E che dovevamo dire alle persone di non andare a votare? I 1.600 votanti sono gli stessi che hanno votato in quella zona per Prodi, per Veltroni, per Bersani. Perché stavolta doveva essere diverso?
Cozzolino e la Cgil
Cozzolino è da anni un riferimento per alcuni dirigenti della Cgil campana e nazionale. Alle ultime elezioni politiche ha sostenuto Susanna Camusso ex segretaria generale della Cgil nazionale capolista per il Senato nel collegio plurinominale 2 comprendente le province di Caserta, Benevento, Salerno ed Avellino. Nutrita la pattuglia dei cigiellini in pensione sempre pronti a mettersi in posa per un selfie sui social, a posare per una foto o un articolo sul giornale come l’ex segretario generale della Cgil Campania Michele Gravano e il solito Vincenzo Petruzziello(ex Fillea ed ex segretario della Cgil di Avellino).
CiCre
