E anche De Luca beatifica il latitante Craxi

Il governatore santifica il leader socialista, della cui scomparsa ricorre il ventennale. Ma non dice mezza parola sulle condanne, arrivando ad elogiare la volontà di rimanere libero

Il governatore campano Vincenzo De Luca si iscrive alle folte schiere di postulatori della beatificazione di Bettino Craxi, di cui ricorre il ventennale della morte. Con un lungo post, De Luca confessa di sentirsi colpito dal “coraggio” del leader socialista. Una confessione di cui potevamo, invero, sospettare da sempre. “Egli – scrive il governatore – si è aggrappato tenacemente alla volontà di rimanere uomo libero, in un contesto nazionale segnato da un clima di aggressività nei suoi confronti, di mancanza di serenità, di scomparsa di ogni sentimento di umanità”. Una volontà di sentirsi libero che, agli occhi della giustizia, si chiama latitanza. Un’aggressività denominata, dal codice di procedura penale, esecuzione delle sentenze di condanna. Ma questo, per sfortuna, De Luca non lo dice. Nella sua dissertazione, in nessun rigo compare un cenno ai problemi giudiziari di Craxi, all’origine del famigerato “esilio” ad Hammamet. Credendo di fargli cosa gradita, però, glieli rammentiamo noi: due condanne definitive, per un totale di dieci anni di carcere (cinque anni e sei mesi per corruzione nell’inchiesta sulle tangenti Eni-Sai, quattro anni e sei mesi per finanziamento illecito in quella sulla Metropolitana di Milano); tre condanne maturate in appello, in procedimenti estinti per morte del reo (tre anni per finanziamento illecito nella cosiddetta Maxitangente Enimont; cinque anni e cinque mesi per corruzione per le tangenti Enel, cinque anni e nove mesi per bancarotta fraudolenta nel conto Protezione, annullata in Cassazione e rinviata a nuovo processo di secondo grado); una condanna in primo grado, pure estinta per il decesso dell’imputato Craxi, nel processo All Iberian, insieme a Berlusconi, per finanziamento illecito ai partiti. Ma De Luca non ama soffermarsi su questi aspetti minori del craxismo. “Colpisce l’imbarazzo – stranisce il governatore – con cui ancora oggi ci si avvicini alla sua figura, senza riuscire a valutare con obiettività i suoi limiti ed errori, ma anche le grandi intuizioni e le decisioni coraggiose sul piano nazionale e internazionale”. E nel rilevare come la figura di Craxi sia “consegnata alla storia”, De Luca colloca Bettino nel suo personale pantheon. “Egli – prorompe ammirato – ci appare oggi come una delle grandi personalità della nostra Repubblica”. E in un certo senso, purtroppo, è vero.


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