Il parroco della Terra dei fuochi lancia un appello al boss che lamenta la disumanità della sua detenzione: “Coi tuoi complici hai portato un’immensa sofferenza al nostro popolo. Però puoi riscattarti”

NAPOLI – Il capo della camorra più disumana si ritiene vittima di disumanità? Un grido d’aiuto dal boss che trafficava in rifiuti tossici, la dannazione di una terra che vede morire ogni giorno i suoi figli? A 48 ore dalle parole di Michele Zagaria, che protesta per il suo 41 bis, arriva la risposta di padre Maurizio Patriciello. Una riflessione articolata, nel solco della dottrina sociale della Chiesa, ma senza cedimenti. Il parroco della Terra dei fuochi  riconosce il bisogno costitutivo della relazionalità per la persona umana (“L’ uomo è dialogo, relazione, amicizia, amore”). Ma ammonisce il camorrista. “Purtroppo chi ha costretto la società a prendere questa dolorosissima decisione, per difendere i suoi figli, sei stato tu”. In una sorta di lettera aperta, il sacerdote chiama in causa Zagaria e lo mette di fronte alle sue colpe. “Michele caro, lo sai bene, tu e i tuoi complici avete portato al nostro popolo e alla nostra terra una sofferenza immensa. Ci avete sconvolti. Siamo cresciuti con la paura e la rabbia nel cuore. Siamo rimasti inorriditi davanti al sangue versato, alle campagne avvelenate. Ci chiedevamo: ‘ Perché?'”.  Patriciello domanda: “Non è forse disumana questa ‘camorra’ maledetta che siamo stati costretti a subire fin da piccoli? Che altro avrebbe dovuto fare la società civile se non difendersi da chi non ha saputo, o non ha voluto, vivere da uomo libero e responsabile?”. Il parroco tenta di sfuggire alla retorica. Senza giri di parole, ammette che “vorremmo tanto che il carcere servisse a reinserire il reo nella vita normale. Non sempre accade”. Però, c’è una via d’uscita, anche per il cuore duro di un capomafia. “Non è facile. Ci vogliono forza, capacità, mezzi. Ma ci vuole soprattutto la volontà di chi ha sbagliato.  Pentirsi  – afferma il parroco – vuol dire non arrendersi. Vuol dire ricominciare daccapo. Vuol dire continuare a sperare. Pentiti anche tu, Michele. Davvero”. L’appello al pentimento, cristiano prima che legale, affonda le radici nella morale. “Non è un atto di debolezza, ma di forza. Gli uomini veri sanno ritornare sui loro passi quando si rendono conto di aver sbagliato”. Patriciello invita Zagaria ad unirsi a chi “sul nostro territorio lotta per ridare dignità a un popolo umiliato e oppresso”. Perché “c’è più gioia nel dare che nell’ avere. Davvero. C’è più gioia nel sorriso di un bambino al quale hai comprato i libri per andare a scuola che in cento, inutili, ville mastodontiche costruite con il sangue dei fratelli”. Le parole del prete raggiungono quasi un tono mistico. “Il figlio di Dio è morto ed è risorto anche per te. Aggrappati alla croce. La Chiesa di Aversa, nella quale fosti battezzato, prega per te. Convertiti”. Chissà se faranno breccia nello spietato boss.

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