Disastro Sì in Campania, De Luca scarica Renzi e non fa autocritica: “Risultato generalizzato”

L’analisi del voto da parte del governatore: bacchettate al governo per la sequela di insuccessi sulle riforme

La valanga referendaria travolge ovunque il Sì (tranne in Trentino e nel voto estero), ma in Campania assai di più, rendendo la sconfitta una Waterloo: al No va quasi il 70% dei consensi. E però il risultato non scalfisce De Luca, che glissa sul flop personale, parlando di “risultato perentorio e generalizzato” e anzi bacchetta il governo per la sequela di insuccessi, segnati da un aspro conflitto sociale: dalla scuola alla riforma della p.a., passando per il codice degli appalti. Insomma: ha perso Renzi, e in Campania lo tsunami referendum è come se non ci fosse. “Gli elettori hanno respinto in modo netto la proposta referendaria – rileva De Luca in una lunga nota -. Ogni votazione è una lezione da comprendere, e su cui riflettere. A maggior ragione in questo caso, di fronte ad un risultato perentorio e generalizzato. Oggi, dunque, è il tempo dell’umiltà e della responsabilità, in una fase che si annuncia difficile per l’Italia”. Dopo aver dato atto a Renzi “di aver compiuto un gesto di grande dignità e coerenza, assumendosi tutte le responsabilità e rimettendo il suo mandato”, il governatore si avventura in un’analisi del voto che non prevede autocritiche.

“Un voto così uniforme e forte – afferma De Luca – non può non contenere motivazioni generali e anche fra loro contraddittorie. Il contenuto della riforma costituzionale ha suscitato certo, dibattito, ma è rimasto, a me pare, abbastanza sullo sfondo. Si è partiti con una sovrapposizione sui temi referendari di spinte tutte politiche rivolte contro il governo, la sua azione, oltre che contro il Presidente del Consiglio. Questo andamento – prosegue – non si è modificato nel corso di questi mesi. I risultati dell’azione di governo, nel campo sociale, dei diritti civili sono stati azzerati da punti di criticità emersi, che in questa fase hanno creato un clima di diffusa ostilità. Abbiamo riscontrato delusione e opposizione nel mondo della scuola, in relazione alla riforma delle Province, al nuovo codice degli appalti. E’ apparsa unilaterale e non chiara la riforma della Pubblica amministrazione. La questione dell’immigrazione e il problema della sicurezza urbana hanno pesato fortemente. E nel Sud, è emerso un malessere sociale, cui si dovrà rispondere con un vero e proprio piano per il lavoro a breve. Infine, ha pesato l’argomento della “difesa della Costituzione”, del tutto forzato, ma rimasto comunque sullo sfondo sempre”. Tante motivazioni, ma nessun accenno agli scivoloni in campagna elettorale, contrassegnata dalla famigerata riunione della “frittura di pesce” con gli amministratori locali. Preso atto della sconfitta (di Renzi), De Luca ammonisce: una esigenza “di modernizzazione e semplificazione delle istituzioni, l’esigenza di superamento della palude burocratica che ferma e paralizza ogni slancio vitale, rimane in tutta la sua portata, soprattutto in relazione al mondo delle imprese”. E se proprio qualcuno vuole aprire processi a Palazzo Santa Lucia, il governatore si chiude nel bunker: “Non ci sono risposte semplici o consolatorie rispetto ai grandi problemi che ci sono davanti. Occorre lucidità e freddezza. Occorre ricercare le strade per consolidare l’unità del Paese, superando logiche di provincialismo, e guardando sempre al contesto internazionale, nel cui ambito occorre non perdere credibilità”. Avete capito: se la riforma costituzionale non è passata, guardate altrove.

(Foto Vincenzo De Luca/Fb)

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