Il governatore ha smontato punto per punto le accuse mosse al maestro
“Una vicenda sconcertante” Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, definisce senza mezzi termini la polemica esplosa intorno al concerto del direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev, previsto per il 27 luglio a Caserta. Il caso, montato in particolare dall’europarlamentare dem Pina Picierno. Una strumentalizzazione demagogica e pericolosa che nulla ha a che vedere con una vera politica di pace.
Nel suo consueto appuntamento social del venerdì, il governatore è andato dritto al punto:
“Noi siamo sempre stati per il dialogo. Chiediamo il cessate il fuoco immediato, perché oggi non esistono le condizioni per una pace stabile. E mentre si montano polemiche su un concerto, a Gaza ogni giorno muoiono tra i 70 e i 120 bambini. Ma su questo silenzio totale”
De Luca ha smontato punto per punto le accuse mosse al maestro Gergiev, spesso indicato come “uomo della propaganda russa”, ribaltando la prospettiva su una questione più ampia e drammatica: quella del confine sempre più labile tra censura e propaganda, tra arte e geopolitica.
“Chi decide dove finisce la libertà di espressione e dove comincia la propaganda?”, ha chiesto retoricamente. “Dovremmo forse tappare la bocca a cantanti, ballerini, atleti? È una cosa doppiamente assurda e intollerabile. Mentre qui si criminalizza un direttore d’orchestra, altrove con Putin ci parlano tutti, e si firmano accordi energetici e politici. Ipocrisia pura”
Il presidente campano ha ricordato come in Italia si siano già esibiti artisti russi vicini al Cremlino senza sollevare alcuno scandalo: “L’anno scorso al San Carlo si è esibita Anna Netrebko, grande soprano e amica personale di Putin, ne La Gioconda. Nessuno ha fiatato. È successo lo stesso con altri artisti russi in tour nel Paese. Allora perché oggi tanto scandalo?”
L’affondo più duro, però, è stato riservato alla gestione politica nazionale e alla “selettiva indignazione” delle istituzioni: “Il governo si turba per un concerto, ma nessuno ha battuto ciglio quando è stato accompagnato con un aereo di Stato in Libia un criminale di guerra riconosciuto dai tribunali internazionali. Quello andava bene?” – ha incalzato con sarcasmo.
Infine, De Luca ha lanciato una stoccata ironica ma tagliente a chi lo accusa di ambiguità o connivenza:
“La prossima volta dirò al direttore artistico della manifestazione di farsi autorizzare da Almasri, così siamo tutti tranquilli”
Il caso Gergiev – secondo De Luca – rappresenta solo l’ultimo esempio di una deriva ideologica e moralista che finisce per indebolire il fronte della pace e alimentare, invece, quello del sospetto, della discriminazione e dell’odio.
“Noi ci riserviamo il diritto di combattere ogni forma di propaganda, ma non crediamo che criminalizzare gli artisti serva a fermare le guerre. Semmai fa il gioco di chi le guerre vuole prolungarle”
Parole che non passeranno inosservate, soprattutto in un momento in cui, tra crisi internazionali, silenzi strategici e polemiche mediatiche, il confine tra cultura, politica e guerra diventa sempre più sottile.
Red

