Covid, accordo De Luca-privati affossato dal Tar

Il tribunale boccia il ricorso della clinica Mediterranea contro l’Asl Napoli 1, basato sull’intesa fra Regione e Aiop. I pagamenti alle case di cura accreditate sono legati essere alla concreta esecuzione delle prestazioni assistenziali e non all’astratta disponibilità delle strutture a ricevere i degenti

In Campaniala la remunerazione alle case di cura accreditate deve necessariamente essere correlata alla concreta esecuzione delle prestazioni assistenziali. E non all’astratta disponibilità delle singole strutture nel poter ricevere i degenti. Lo stabilisce il Tar, bocciando di fatto l’accordo fra Regione Campania e Aiop, stipulato a marzo sull’onda dell’emergenza Covid. Per sancirlo, il tribunale ha respinto un ricorso della clinica Mediterranea di Napoli. La struttura accreditata pretendeva dalla Asl Napoli 1 il pagamento di una fattura da oltre 3 milioni di euro. Ma, secondo i giudici, non aveva documentato le prestazioni. La Mediterranea confidava proprio bei termini stabilito dall’intesa di marzo. Un vantaggio vanificato, però, dal decreto legge di maggio.

“La sentenza del Tar che rigetta il ricorso della clinica Mediterranea contro l’Asl Napoli 1, con il quale la struttura pretendeva un indennizzo di oltre 3 milioni di euro per posti letto destinati a malati Covid senza rendicontare l’effettiva erogazione del servizio – commenta la capogruppo regionale del M5S, Valeria Ciarambino – dimostra che avevamo ragione quando abbiamo più volte denunciato che era assolutamente illegittimo un compenso per prestazioni non svolte. Una sentenza che mette totalmente in discussione l’accordo che la Regione Campania ha stipulato con l’Aiop il 28 marzo dello scorso anno, che andava a esclusivo vantaggio della sanità privata e secondo il quale le cliniche private avrebbero dovuto ricevere il 95% di quanto percepiscono lavorando a pieno regime, anche se non un solo posto letto fosse stato occupato. Nella sostanza, si intendeva pagare le cliniche private vuoto per pieno, a prescindere dalla loro reale produzione. Ed è assolutamente inammissibile il riconoscimento di una remunerazione sulla base della semplice disponibilità manifestata.”
“Un accordo ancor più assurdo – prosegue Ciarambino – se si tiene conto del fatto che molte cliniche, in virtù del blocco dei ricoveri programmati in fase emergenziale, avevano messo in cassa integrazione la gran parte dei lavoratori, riducendo di conseguenza la loro produzione al minimo sindacale, pretendendo poi di essere remunerate come se avessero lavorato a pieno regime e con la piena disponibilità del personale. Il protocollo è stato inoltre adottato in una fase in cui gli ospedali della Campania stavano cominciando a svuotarsi e non si rendeva più necessario il ricorso di privati. La sentenza del Tar mette fine a un paradosso, ovvero che nel pieno di un’emergenza sanitaria si intendeva fare ricorso a risorse pubbliche per soddisfare gli interessi degli imprenditori e non dei malati o di chi ancora lotta ogni giorno per salvare vite umane”.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest