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Coronavirus, Napoli: il suicidio dell’imprenditore travolto dalla crisi economica

Redazione by Redazione
7 Maggio 2020
in Campania, In Primo Piano, Napoli, Notizie correlate
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Forse era condizionato dalle scadenze da rispettare, i dipendenti da pagare

Tragedia a Barra, quartiere popolare di Napoli Est. Un imprenditore di 57 anni, originario di Cercola, si è tolto la vita impiccandosi nella sua azienda. Lascia una moglie e una figlia. A detta dei familiari e degli amici non ha retto alla crisi economica e sociale prodotta dall’emergenza Coronavirus. Aveva riaperto la sua azienda specializzata in allestimento di negozi di ogni genere. Forse era condizionato dalle scadenze da rispettare, i fornitori e i dipendenti da pagare.  L’uomo ieri sera non era rientrato a casa, i familiari hanno dato l’allarme e oggi le forze dell’ordine ne hanno scoperto il cadavere nel capannone aziendale. Sembra che l’imprenditore abbia lasciato anche una lettera d’addio. “L’ultima volta l’ho visto ieri poco dopo le 18 mentre entrava in azienda, ci siamo salutati con un cenno come eravamo soliti fare. Nulla che facesse presagire il peggio. Quando ieri sera mi hanno detto che c’era la polizia nel suo capannone, ho provato a chiamarlo ma il suo telefono squillava a vuoto e allora ho capito” –afferma Marco Scala che ha la sua attività avicola di fronte a quella di arredi per negozi dell’imprenditore di Cercola ritrovato suicida con un cappio al collo all’interno della sua attività alla periferia di Napoli. “Non ci posso credere – sottolinea – era un combattente, sempre positivo, era lui a darmi coraggio. Anche in questi giorni duri per tutti mi diceva vedrai che supereremo anche questa. Davvero nulla faceva presagire un gesto del genere. Aveva riaperto come tanti lunedì scorso, sembrava il solito”. Nella sua vita l’imprenditore aveva superato di prove difficili: “Sette anni fa – riferisce l’amico commerciante – riuscì a sconfiggere il tumore. Ho superato quello – mi aveva detto – supererò anche questa. Era un ottimista. Se c’era un problema si sacrificava lui piuttosto che togliere qualcosa ai suoi operai. Forse questo poteva preoccuparlo, non poter garantire i suoi dipendenti in questa fase così complicata. Ne andava della sua dignità e non lo avrebbe accettato. Era un imprenditore onesto“. Quanto ai motivi alla base del gesto è possibile avanzare solo delle ipotesi: “Forse una somma di fattori, a volte è l’insieme delle cose che fa il totale anche se, ripeto, mascherava il tutto con una buona dose di ottimismo. Chissà cosa gli è passato per la testa. Ma di certo – conclude l’amico commerciante – non è scappato di fronte ai problemi. Anzi, ha avuto coraggio“. Dolore e rabbia sui social viene espressa dagli amici e dai conoscenti. “La tua semplicità, la tua allegria, la tua eleganza, la tua lealtà, il tuo affetto, la tua amicizia, la tua simpatia, la tua generosità, il tuo sorriso, troppe cose belle avevi perché io ti possa mai dimenticare“, scrive Luigi su Facebook. E Dario aggiunge: “Un grande, uno degli ultimi signori veri. Questa notizia dà un dolore a chiunque l’abbia anche solo conosciuto, perché anche in un piccolo scambio di parole ti restava impresso”. Ma c’è anche la rabbia, quella di Antonella: “State portando alla disperazione un popolo. Ciao Tonino“. E poi i ricordi, come quelli di Maria: “Era una persona meravigliosa fiera che nella mia casa posso toccare ciò che lui fece con amore. Riposa amico, un altro angelo in cielo, ciao“. Alla famiglia ha espresso vicinanza il presidente del consiglio Giuseppe Conte che ha parlato della “dolorosa notizia” nel corso di un incontro con le associazioni delle imprese.

Tags: coronavirusnapolisuicidio imprenditore quartiere di Barra
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