Consip, la Procura di Napoli: “Mai espressi su fiducia al Noe”

Sui nodi dell’inchiesta una lunga nota a firma del procuratore facente funzioni Nunzio Fragliasso. Scafarto ai pm romani: “Errori frutto di fretta”

Una lunga nota a firma del procuratore facente funzioni Nunzio Fragliasso fa riferimento “agli articoli di stampa che in più riprese, anche recentemente, in merito alla vicenda Consip, sulla scorta di informazioni parziali relative ad atti impropriamente divulgati in quanto coperti da segreto e comunque riservati, hanno attribuito a questo Ufficio la manifestazione di una conferma della ‘fiducia’ al Comando dei Carabinieri del Noe e, in particolare, a un ufficiale di tale Arma, con le conseguenti illazioni che ne sono derivate in ordine a un presunto contrasto con la Procura di Roma e alla mancanza di un’efficace dirigenza della Procura di Napoli”. Così la Procura di Napoli chiarisce di non essersi “mai pronunciata sulla conferma o meno della fiducia al Comando dei Carabinieri del Noe e, in particolare, ad un ufficiale di tale Arma, in quanto ogni esternazione sul punto si sarebbe risolta in una impropria e non consentita interferenza con l’attività investigativa, tuttora in corso, di altra autorità giudiziaria”. Inoltre, “né il procuratore della Repubblica, unico soggetto legittimato a manifestare all’esterno la posizione di questa Procura, né il procuratore aggiunto coordinatore dei sostituti incaricati delle indagini di cui trattasi si sono mai pronunciati sulla conferma o meno della fiducia al Comando o all’ufficiale”.

L’unico “interesse istituzionale” della procura della Repubblica di Napoli, afferma Fragliasso, è “garantire la validità e l’efficacia delle indagini espletate” in relazione alle quali “questo Ufficio, già da tempo, ha assunto le determinazioni di propria competenza che ovviamente non possono essere divulgate”.”Pertanto, ogni altra considerazione in merito alla contrapposizione con la procura di Roma o all’incapacità della procura di Napoli di assumere una chiara linea di azione si risolve in una mera illazione, destituita di ogni fondamento, che rischia – aggiunge il procuratore facente funzioni – di delegittimare l’attività di questa procura, che, grazie ai magistrati che ne fanno parte e che svolgono quotidianamente il proprio lavoro con il consueto, doveroso riserbo, continua a essere fortemente impegnata nel contrasto a ogni forma di criminalità, comune e organizzata”.
Intanto, emergono alcuni particolari sulle oltre quattro ore che ieri il capitano del Noe carabinieri, Gian Paolo Scafarto, ha trascorso davanti ai pm della Procura di Roma che lo hanno iscritto nel registro degli indagati per il reato di falso ideologico e falso materiale in relazione ad una informativa nell’inchiesta Consip da lui redatta il 9 gennaio. Le scuse per avere lavorato di fretta commettendo errori; la richiesta arrivata dal pm Henry John Woodcock di scrivere nella informativa, ora finita al centro dell’indagine, un capitolo autonomo sul presunto ruolo svolto da alcuni personaggi legati ai servizi segreti: sono i punti salienti delle affermazioni messe a verbale dall’ufficiale dell’Arma. In merito alla contestazione in cui viene attribuita ad Alfredo Romeo una frase pronunciata in realtà da Italo Bocchino su un incontro con Tiziano Renzi, “la discrasia non è contestabile ma escludo di avere avuto nella redazione dell’informativa consapevolezza di essa”, dice Scafarto davanti al procuratore capo Giuseppe Pignatone, all’aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Mario Palazzi. “Ho cercato di darmi spiegazioni – aggiunge il capitano del Noe – e posso pensare di avere avuto solo una prima versione del file, relativa al sunto e di avere utilizzato questa per la redazione dell’informativa. Era un periodo di forte lavoro, di attività spasmodica, legata alla necessità di chiudere l’atto prima della prima decade di gennaio quando era in programma un incontro tra la procura di Roma e Napoli”. Ai vari errori e incongruenze presenti nell’informativa e evidenziate dai pm, Scafarto sbotta: “Mamma mia pure questo”. In particolare un passaggio in cui viene attribuita a Bocchino la frase: “il generale Parente è stato nominato all’Aisi da Tiziano Renzi”, ma dalle indagini svolte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma la frase realmente pronunciata è: “Che l’ha nominato Renzi”. Nel corso dell’interrogatorio il capitano del Noe si è “scusato per questi errori”, che sono a suo dire da “attribuire alla fretta di completare l’informativa”. Nel corso dell’interrogatorio l’ufficiale del Noe torna anche sul secondo capo di imputazione, relativo alla presunta presenza di 007. “La necessità di compilare un capitolo specifico, inerente al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti, fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock che mi disse testualmente: “‘Al posto vostro farei capitolo autonomo su tali vicende, che io condivisi”.

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