Carceri sovraffollate, patologie psichiatriche per il 40% dei detenuti in Campania

Fra i disturbi psichici prevalgono quelli da dipendenza da sostanze, i disturbi nevrotici e di adattamento

A rischio il diritto alla tutela della salute per  7900 detenuti campani.  Le pessime condizioni delle carceri ubicate nella nostra regione sono le cause principali di malattie gravissime. Il carcere si è trasformato in un luogo dei diritti negati.  Le associazioni come Antigone, ‘Andrea Tamburi’,  il garante dei diritti dei detenuti, il partito e radio radicale hanno più volte sollecitato interventi per individuare  misure alternative per i carcerati che vivono uno stato grave di salute o colpiti da malattie difficili, quali il cancro o patologie cardiache, che necessitano cure particolari che le strutture penitenziarie non sono in grado di  fornire. In  alcuni casi, sarebbe opportuno considerare vari tipi di pene alternative come la detenzione domiciliare. Nella nostra regione, oltre tremila detenuti soffrono di malattie mentali, convivono con una patologia psichiatrica. Psicosi, depressione, disturbi bipolari e di ansia severi sono la norma nel 40% dei casi a cui vanno aggiunti poi i disturbi di personalità borderline e antisociale. Fra i disturbi psichici prevalgono i disturbi da dipendenza da sostanze, i disturbi nevrotici e di adattamento. “Nella stragrande maggioranza sono persone già ammalate, altre  si ammalano durante la detenzione per colpa del sovraffollamento” – sostengono gli esponenti delle associazioni. E non finisce qui. Secondo un studio prodotto dal ministero della salute, la prevalenza del fumo di tabacco tra i detenuti è superiore al 70%  e il numero medio di sigarette fumate al giorno è di circa 18. Circa 5 mila carcerati campani  è risultata affetto da almeno una condizione patologica, anche non grave. Dalla ricerca emerge, in particolare, l’importanza che ricoprono, nella popolazione detenuta, i disturbi psichici, le malattie infettive e quelle dell’apparato digerente.

 

 

I dati mostrano che 3500  detenuti  hanno assunto almeno un farmaco. Circa mille detenuti hanno contratto malattie dell’apparato gastrointestinale, gastriti, ulcere gastro-duodenali,  patologie dei denti e del cavo orale. Malattie diffuse all’interno delle strutture penitenziarie a causa della scarsa attenzione rivolta all’igiene orale, all’abitudine al fumo, all’alcool, allo stress,  all’utilizzo eccessivo di farmaci anti-infiammatori. 700 detenuti campani colpiti da malattie infettive e parassitarie. L’epatite C costituisce la malattia infettiva più diffusa all’interno delle strutture penitenziarie, seguita da epatite B e Aids. L’epatite C è legata alla tossicodipendenza. Meno frequenti risultano essere, invece, patologie come tubercolosi e sifilide, che hanno coinvolto solo una ventina di carcerati. Pochissime iniziative sono state assunte dalle istituzioni campani per garantire i diritti alla salute dei detenuti. Lo stato tecnicamente illegale della realtà carceraria italiana e campana è noto: detenuti ben oltre il numero massimo ospitabile; agenti di custodia sottorganico; medici, psicologi e operatori sanitari in numero irrisorio; l’emergenza è divenuta tragedia quotidiana. La rieducazione dei condannati, per espressa previsione costituzionale,  necessita di adeguata tutela del diritto alla salute e dignitose condizioni di detenzione che possono realizzarsi solo se si eliminerà il sovraffollamento carcerario. Eppure, l´assistenza sanitaria alla popolazione detenuta è di competenza del Servizio sanitario nazionale e dei Servizi sanitari regionali. Il trasferimento delle competenze sanitarie dal Ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale e ai Servizi sanitari regionali è stato definito con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell´1 aprile 2008. Con esso, assieme alle funzioni, sono state trasferite al Fondo sanitario nazionale e ai Fondi sanitari regionali le risorse, le attrezzature, il personale, gli arredi e i beni strumentali afferenti alle attività sanitarie nelle carceri. Il decreto fino ad  oggi ancora non è attuato, a discapito dei detenuti.

Ciro Crescentini

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