Carcere Santa Maria Capua Vetere: i secondini vogliono le “mani libere” sui detenuti

I parenti dei carcerati: temiamo rappreseglia a seguito dell’inchiesta della Procura sulle violenze,i pestaggi e le torture

Mentre gli esponenti del centro destra Edmondo Cirielli e Matteo Salvini e i  sindacati autonomi degli agenti penitenziari continuano a contestare le indagini a carico di 57 agenti secondini per torture e violenze a danno dei detenuti  chiedendo di autorizzare l’utilizzo delle pistole elettriche, la legalizzazione di squadre speciali antisommosse, “mani libere” e  l’abolizione del reato di tortura, emergono altre versioni su quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. “I sindacati di polizia penitenziaria, guarda caso, mettono in evidenza come l’uso della forza – rivendicato anche per i fatti su cui si indaga – sia necessario per sedare le rivolte – spiegano in una nota un comitato di lotta per la difesa dei diritti dei detenuti – In realtà, apprendiamo da alcune parenti che alcuni detenuti del reparto Danubio si stanno gravemente e pericolosamente autolesionando da due giorni allo scopo di ottenere il trasferimento, dopo aver appreso che nel corso delle perquisizioni a carico dei secondini, sarebbero state trovate numerose armi improprie (mazze chiodate) nella disponibilità della polizia penitenziaria. Proprio per il timore di subire nuove rappresaglie da parte della polizia penitenziaria, i detenuti del reparto Danubio stanno adesso protestando per ottenere la chiusura del reparto in cui si sentono in grave pericolo e la cessazione delle condizioni inumane di detenzione. È evidente come la polizia penitenziaria persegua il solo obiettivo di un carcere repressivo e punitivo per i più deboli di questa società – continua la nota – Siamo al fianco dei detenuti/e che protestano per i loro diritti”.

La denuncia dell’Associazione Antigone – Su quanto accade nel carcere di Santa Maria Capua Vetere bisogna indagare in maniera approfondita. L’inchiesta della Procura è scaturita a seguito dell’esposto presentato lo scorso 14 aprile dall’associazione Antigone contro agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere della cittadina per tortura e percosse, nonché contro medici operanti nello stesso istituto per omissione di referto, falso e favoreggiamento. Violenze che sarebbero avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere la notte tra il 7 e l’8 aprile scorsi. “Su questi episodi – spiega in una nota l’associazione– sono state ricevute numerose segnalazioni, tutte congruenti tra loro, “sulla base delle quali, dopo una serie di approfondimenti, l’associazione ha potuto ricostruire quanto sarebbe avvenuto, inviando una nota al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e presentando un esposto alla competente Procura della Repubblica”.

Da quanto ricostruito da Antigone ci si troverebbe di fronte ad episodi di violenza generalizzata, scaturiti dopo la protesta dei detenuti avvenuta a seguito del diffondersi della notizia che uno dei reclusi del reparto “Nilo”, addetto alla distribuzione della spesa, sarebbe stato posto in isolamento con febbre alta, affetto da Covid-19. La notizia generò paura e ansia, e queste generano in una protesta che coinvolse circa 150 reclusi .La protesta si sarebbe spenta alla sera, con la promessa di un colloquio con il Magistrato di Sorveglianza che si tenne effettivamente il giorno successivo. Una volta andato via il Magistrato, però, tra le 15 e le 16, decine di agenti sarebbero entrati nel reparto in tenuta antisommossa, con i volti coperti dai caschi, e lì, in gruppi, sarebbero entrati nelle celle prendendo i detenuti a schiaffi, calci, pugni e colpi di manganello. Altri detenuti sarebbero invece stati fatti uscire dalle celle e denudati per delle perquisizioni. Una volta spogliati sarebbero stati insultati e pestati. Per questi fatti Antigone, con il suo avvocato Simona Filippi, ha chiesto alla Procura di indagare ai sensi dell’art. 613bis che punisce gli episodi di tortura. “E’ importante che su questi fatti sia fatta piena luce da parte della magistratura, nel cui lavoro Antigone confida” dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione. “Se, come è emerso in queste ore, tra i capi di imputazione dovesse esserci anche quello di tortura, crediamo questo rappresenti un fattore importante, anche per poter svolgere con maggiore serenità le indagini visti i tempi di prescrizione più lunghi. Era questo un reato di cui Antigone ha chiesto per tanti anni l’introduzione nel codice penale ed è importante che i giudici ne facciano uso in casi come quelli su cui sta indagando la Procura di Santa Maria Capua Vetere”, continua Gonnella.

Il Ministro Bonafede: Basta strumentalizzazioni, Rispettare indagine della magistratura – “Da parte di certa politica c’è stata una strumentalizzazione vergognosa di quanto accaduto a Santa Maria Capua Vetere. C’è un’indagine della magistratura che, come sempre, va rispettata e abbiamo piena fiducia nelle verifiche disposte dal procuratore generale, Luigi Riello, a proposito delle modalità di controllo e notifica attuate giovedì mattina. Ma il valore del corpo della Polizia penitenziaria non è mai stato in discussione e merita rispetto. Strumentalizzare situazioni come queste per attaccarmi lo trovo veramente meschino“. E’ quanto affermato in una nota dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

CiCre

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