L’amministrazione comunale di Napoli definisce i percorsi per regolarizzare le due strutture
Il Comune di Napoli accelera sul percorso di regolarizzazione dei canili di Agnano e Ponticelli e annuncia l’imminente confronto diretto con le associazioni che gestiscono le due strutture. È quanto emerso dal tavolo tecnico riunito oggi a Palazzo San Giacomo presso l’assessorato al Bilancio e al Patrimonio, al quale hanno partecipato l’assessore Pierpaolo Baretta, la presidente della commissione Salute e Verde Fiorella Saggese e i dirigenti delle aree Patrimonio e Ambiente-Tutela animali.
L’Amministrazione ha concordato sulla necessità di convocare, nei prossimi giorni, due distinti incontri con i gestori dei canili, con l’obiettivo di condividere i percorsi di regolarizzazione individuati per le rispettive strutture. Per Agnano, in particolare, il percorso dovrebbe partire dall’identificazione puntuale degli abusi edilizi e dalla definizione dell’iter necessario alla loro rimozione.
Una svolta che arriva proprio mentre l’Associazione per la Difesa degli Animali e la Valorizzazione del Mastino Napoletano, che gestisce il canile di via Eduardo Scarfoglio, ha depositato una articolata memoria attraverso un avvocato amministrativista partenopea, chiedendo al Comune di Napoli il riesame della propria posizione amministrativa, l’accesso agli atti e la sospensione della riscossione di una somma di 44.189,29 euro.
Il confronto annunciato dal Comune potrebbe dunque rappresentare un passaggio importante anche per la struttura di Agnano, al centro da tempo di una complessa vicenda urbanistica, patrimoniale e amministrativa.
L’Associazione, infatti, contesta innanzitutto la ricostruzione dell’area effettivamente utilizzata dal canile. Secondo la memoria depositata il 26 agosto, la particella catastale avrebbe una superficie complessiva di 13.580 metri quadrati, ma soltanto 8.200 metri quadrati sarebbero concretamente utilizzabili e funzionali all’attività.
I restanti 5.380 metri quadrati, secondo quanto risulterebbe da un sopralluogo congiunto del 2015, sarebbero costituiti da boscaglia, scarpate, fossi e aree caratterizzate da forte declivio e non fruibili.
È proprio su questo punto che si concentra una parte rilevante della contestazione economica. L’intimazione di pagamento notificata all’Associazione riguarda complessivamente 44.189,29 euro e, secondo la difesa, sarebbe stata calcolata sulla superficie catastale complessiva anziché sui soli 8.200 metri quadrati effettivamente utilizzati. La richiesta è quindi quella di rideterminare il quantum, qualora dovuto, sulla base della superficie effettivamente nella disponibilità del canile.
Ma la memoria non si ferma al profilo economico. L’Associazione contesta anche la qualificazione dell’occupazione come “sine titulo”, richiamando una storia amministrativa che, secondo la ricostruzione difensiva, risalirebbe al 1982 e sarebbe stata caratterizzata da una lunga interlocuzione con il Comune e da numerose richieste di regolarizzazione, rinnovo e comodato d’uso gratuito.
A sostegno della propria posizione vengono richiamati anche il provvedimento dirigenziale del 2015, le reiterate istanze presentate dal 2014 in poi e l’ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale nel luglio 2023, favorevole alla concessione in comodato d’uso gratuito dell’area.
Particolarmente delicata è poi la questione degli abusi edilizi. L’Associazione chiede che ogni opera contestata venga individuata con precisione sotto il profilo planimetrico, temporale e soggettivo, sostenendo che non sia possibile attribuire automaticamente all’attuale gestione del canile opere collocate in aree esterne o non utilizzate dalla struttura.
La memoria richiama inoltre la stessa documentazione comunale, secondo cui alcune opere storicamente contestate sarebbero state attribuite ad Antonio Buonocore, chiedendo quindi che venga accertata l’effettiva responsabilità dell’attuale gestione prima di imporre eventuali obblighi di ripristino.
Sul piano procedimentale, la difesa solleva anche dubbi sulla regolarità della Disposizione Dirigenziale del 13 gennaio 2026, con la quale era stata dichiarata la decadenza dell’autorizzazione sanitaria e l’inefficacia della SCIA, sostenendo che non sarebbe stato comunicato il preavviso di rigetto previsto dall’articolo 10-bis della legge 241/1990.
Il Comune, intanto, sembra voler imprimere alla vicenda una direzione orientata alla ricerca di soluzioni. “La tutela degli animali rappresenta per il Comune una scelta prioritaria e inderogabile”, ha dichiarato l’assessore Pierpaolo Baretta, sottolineando che gli incontri con i gestori serviranno a verificare soluzioni capaci di garantire la continuità delle attività nel rispetto delle regole urbanistiche, igienico-sanitarie e fiscali.
“In ogni caso – ha aggiunto – qualsiasi soluzione amministrativa, anche necessaria o obbligata, non comporterà problemi per gli animali ospitati nei canili interessati”.
Sulla stessa linea la presidente della commissione Salute e Verde Fiorella Saggese, secondo la quale il tavolo tecnico ha già lavorato all’identificazione della soluzione per la regolarizzazione di Agnano, mentre prosegue il percorso relativo a Ponticelli.
Per Agnano, dunque, le prossime settimane potrebbero essere decisive. Da una parte il Comune annuncia un tavolo con il gestore per individuare concretamente il percorso di regolarizzazione; dall’altra l’Associazione chiede che quel percorso parta da una ricostruzione completa della storia amministrativa dell’area, dalla corretta delimitazione della superficie utilizzata e dalla verifica puntuale delle opere contestate.
Resta inoltre aperto il capitolo dei 44.189,29 euro richiesti dall’Amministrazione. Sarà proprio il confronto annunciato a poter chiarire se le contestazioni dell’Associazione troveranno accoglimento, se l’importo dovrà essere ricalcolato e quale sarà, più in generale, la soluzione amministrativa destinata a garantire la continuità del canile nel rispetto delle norme.
Ciro Crescentini
