Campania, la sanità pubblica è un lusso

Nel 2021, un milione e mezzo di pazienti campani   ha sborsato in media più di 1800 euro per effettuare visite specialistiche ed accertamenti diagnostici

In Campania cresce il numero di chi paga di tasca propria le prestazioni sanitarie nonostante l’assistenza gratuita che dovrebbe essere garantita dal servizio sanitario nazionale.  E’ quanto emerge dalle ricerche promosse dagli autorevoli centro studi e di ricerche (Censis, Istat).

 Nel 2021, un milione e mezzo di pazienti campani   ha sborsato in media più di 1800 euro per effettuare visite specialistiche ed accertamenti diagnostici. Risultano interamente a carico delle famiglie le   odontoiatriche, quelle ostetrico-ginecologiche, quelle dietologiche, quelle dermatologiche, e quelle oculistiche. Il 60% dei cittadini-utenti paga di tasca propria,  sia per evitare le lunghe liste d’attesa, sia perché gli importi dei ticket sono alti da spingere le famiglie verso i privati.

Per effettuare una prima visita oculistica in una struttura pubblica il ticket costa 30 euro e c’è da aspettare mediamente 74 giorni (due mesi e mezzo), mentre nel privato, pagando in media 120 euro, si aspettano solo 7 giorni.

Per una prima visita cardiologica si pagano 40 euro di ticket e la lista d’attesa è di 51 giorni, nel privato con 107 euro si aspettano 7 giorni. Una visita ortopedica nel sistema pubblico costa 31 euro di ticket con 34 giorni di attesa, nel privato 120 euro e occorrono 5 giorni per avere l’appuntamento.

Una visita ginecologica richiede 29 euro di ticket e 27 giorni di attesa, nel privato 150 euro con 5 giorni di attesa. In sintesi, se si vogliono accorciare i tempi di accesso allo specialista bisogna pagare.  Un altro esempio di spesa privata è quella per i medicinali non convenzionali, pari a 100 milioni di euro  l’anno.

La salute noi cittadini è diventato un lusso. Per una visita oculistica presso un ospedale pubblico dovevo attendere 600 giorni. Invece, in meno di 24 ore ho beneficiato della prestazione in un centro privato, sborsando 100 euro. Assurdo. Eppure, ogni mese dalla mia busta paga vengono prelevate circa 80 euro per finanziare il sistema sanitario pubblico”. E’ il commento di Simona Testa, dipendente di un’azienda tessile.

Per le famiglie in stato di povertà, le spese considerate “catastrofiche” sono quelle per cure odontoiatriche, assistenza agli anziani, farmaceutiche e specialistiche.

Nelle ultime ore è finita nell’occhio del ciclone la delibera numero 599 approvata dal governo regionale guidato da Vincenzo De Luca, sostanzialmente sostenuta dal Movimento 5 Stelle ha di fatto messo in discussione il sistema assistenziale convenzionato. Le visite specialistiche, esami diagnostici e di laboratorio tra qualche giorno, saranno erogati solo a pagamento e dunque chi vorrà usufruirne si vedrà costretto a mettere mano al portafoglio, oppure, in alternativa, a sobbarcarsi le lunghe liste d’attesa nel pubblico.

Maria Muscarà

E in merito alla recente delibera, significativo l’intervento della consigliera regionale Maria Muscarà. “Per decenni la Regione Campania ha assunto un atteggiamento di totale servilismo nei confronti delle cliniche private, per foraggiare le quali sono stati sistematicamente dirottati pazienti dal pubblico, anche quando nei nostri ospedali risultavano disponibili centinaia di posti letto – ha dichiarato Muscarà – Per mesi, durante il primo lockdown e prima che intervenisse la Corte dei Conti, abbiamo anticipato centinaia di migliaia di euro alle cliniche, pagandole per posti letto che non sono mai stati occupati. Oggi, nella fase più drammatica dell’emergenza e con una curva pandemica in costante ascesa, la Regione decide di dichiarare guerra ai privati, con una delibera grottesca che ripartisce il budget per settori e su base mensile. Risultato: se fino a oggi i tetti di spesa si esaurivano già in autunno, se non addirittura in estate, d’ora in avanti rischiano di esaurirsi prima della metà di ogni mese. Le conseguenze sui cittadini sono già oggi devastanti. Basti pensare che per una Tac, che potrebbe rilevare una patologia tumorale su cui sarebbe ancora possibile intervenire in tempo, bisognerà attendere non meno di 60-90 giorni, quando forse sarà troppo tardi” –  ha denunciato la consigliera regionale Maria Muscarà.

È assolutamente surreale – conclude Muscarà – immaginare, in tempo di guerra e con la stragrande maggioranza delle attività ospedaliere bloccate dal Covid, di entrare in rotta di collisione con il privato convenzionato con un provvedimento che non ha né capo né coda. Nel frattempo chi ha possibilità economiche si cura, mentre chi non ha soldi può anche soccombere, in barba a quel diritto alla salute che rappresenta il pilastro principale della nostra Costituzione”.

Raffaele Ambrosino

Mirato e pungente come sempre, il commento di Raffaele Ambrosino direttore di una struttura sanitaria convenzionata di Melito: “I tetti di struttura per i centri accreditati, stanno provocando l’allungamento delle liste di attesa anche nei centri privati. Chi prenota oggi fa l’esame a marzo perché la quota di febbraio è già praticamente piena. E per tante patologie potrebbe essere fatale”

Ciro Crescentini

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