Camorra, 30 arresti nel clan Orlando: droga, estorsioni e infiltrazioni al Comune di Marano

Documentate attività di condizionamento per le quali il 30 dicembre scorso era stato sciolto l’ente. Tra gli affari illeciti l’importazione di ingenti quantità di hashish che venivano redistribuite sulle piazze di spaccio di Marano, Calvizzano e Quarto

Documentate anche attività di condizionamento per le quali il 30 dicembre scorso era stato sciolto il comune di Marano per infiltrazioni camorristiche. I carabinieri di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea a carico di 30 persone, ritenute elementi di spicco del clan Orlando e responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso e di estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico di stupefacenti e detenzione di armi da guerra. I militari hanno ricostruito la struttura del clan, capeggiato dal latitante Antonio Orlando detto Mazzolino, alla macchia dall’8 ottobre 2013, quando si è sottratto a un arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli investigatori hanno anche dimostrato la provenienza dei profitti del sodalizio: estorsioni a imprenditori e controllo diretto di attività commerciali e, soprattutto, importazione dalla Spagna di ingenti quantità di hashish che venivano redistribuite sulle piazze di spaccio di Marano, Calvizzano e Quarto. I gestori delle piazze dovevano pagare il pizzo al clan Orlando.

 

 

L’IPOTESI DELLA DDA: AL COMUNE VOTO DI SCAMBIO – La Dda di Napoli sta indagando su ipotesi di voto di scambio tra politici e affiliati alla criminalità organizzata e inquirenti e investigatori hanno annunciato che “presto ci saranno novità”. Il clan Orlando puntava al controllo del comune di Marano, sciolto il 30 dicembre scorso per infiltrazioni camorristiche, adesso amministrato dal commissario prefettizio Antonio Reppucci. Dall’indagine emerge che la nuova cosca aveva “minacciato imprenditori vicini al clan Nuvoletta-Polverino e i vecchi affiliati alla cosca”, spiega il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. “Intimidazioni e violenze per controllare il territorio – aggiunge – ma anche puntate sui traffici internazionali di sostanze stupefacenti”.  Gli imprenditori che volevano lavorare nella zona di Marano dovevano sborsare trentamila euro di tangente all’anno, da consegnare in tre tranche da 10mila, cifra a cui la vittima avrebbe dovuto aggiungere altre 5mila euro come regalo per le festività natalizie. E’ a luglio 2015 che la cosca, dopo gli arresti e le condanne dei boss Polverino e Nuvoletta, diventa egemone per ogni attività illecita. E’ l’esponente di spicco Angelo Orlando a dirlo ad un affiliato, Gennaro Sarappo, il 28 luglio 2015: “Stiamo un formando un gruppo, noi vecchi sempre e altri ancora”.  Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la cosca è articolata su quattro livelli. Al vertice del gruppo, i fratelli Orlando; al secondo livello, Armando Lubrano, nipote del boss Antonio, insieme a Lorenzo Nuvoletta, figlio di Ciro, elemento di vertice dell’omonimo clan ucciso in un agguato, e Angelo Orlando, portavoce dei boss; al terzo livello, i ‘responsabili di zona’ come Gennaro Sarappo, che si occupa di Quarto, o Raffaele Lubrano, attivo a Calvizzano, insieme all’addetto al controllo, Celeste Carbone; al quarto livello, gli esecutori degli ordini.

 

LA PRESUNTA CORRUZIONE DEL COLONNELLO – In una intercettazione ambientale tra due presunti appartenenti al clan si fa riferimento a un presunto caso di corruzione di un colonnello, non identificato, al quale sarebbero state versate somme di denaro. “…la busta al Colonnello dentro al bagno gliel’ho data io…”.  Il clan Orlando vantava significativi appoggi, anche tra le forze dell’ordine.

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