Accuse all’ex parlamentare sotto scorta da due ex pezzi da novanta dei Casalesi: “Per accontentare lui, solo a San Cipriano il clan non poteva indicare le imprese”

NAPOLI – “Lorenzo Diana, per favorire il figlio, ha messo in moto le sue conoscenze al fine di ottenere una falsa attestazione in spregio a quella cultura della legalità della quale si spaccia per paladino”. E’ tranchant il gip Federica Colucci nell’ordinanza che n cui dispone per l’ex parlamentare Lorenzo Diana il divieto di dimora nella Regione Campania. Fino a oggi ritenuto uno dei pochissimi politici anticamorra, dagli atti esce un quadro capovolto di Diana, indagato per un presunto abuso d’ufficio commesso nella qualità di presidente del Caan, il Centro agroalimentare di Napoli. Secondo l’accusa, in cambio di una falsa attestazione di un club calcistico, necessaria per consentire al figlio di partecipare a un corso per dirigenti Fifa, avrebbe elargito all’avvocato Manolo Iengo, sostituto procuratore federale alla Figc, una consulenza dell’ente da lui presieduto. La vicenda rientra in una delle due ordinanze emesse dal gip. In quella relativa agli appalti per la metanizzazione, il quadro è persino più devastante: Diana, sotto scorta per minacce dei Casalesi, viene accusato proprio di concorso esterno in associazione camorristica. Il gip ricorda la lunga carriera di eroe antimafia dell’ex parlamentare Ds. Un curriculum ricco di incarichi e benemerenze “Tra i quali – si legge – figurano presidente nazionale Rete per la legalità, presidente Premio nazionale Paolo Borsellino, membro del direttivo della Fondazione Caponnetto, nonché insignito del premio nazionale Paolo Borsellino nel 2008 e premio nazionale ‘Custode della legalità’. Elementi che oggi suonano come aggravanti della sua condotta, nella ricostruzione dei magistrati. “Ancora più spregevole – sottolinea il gip – risultava la vicenda considerato che mentre Diana si districava nelle incombenze tese alla commissione dell’illecito, svolgeva attività di relatore in convegni sulla legalità insieme a magistrati noti per il loro impegno antimafia e si recava agli appuntamenti, organizzati per ottenere la falsa attestazione, accompagnato dalla scorta assegnatagli”.

 

I PENTITI CONTRO DIANA – Sono due i collaboratori di giustizia che nei verbali accusano Diana. L’ex superboss Iovine e Nicola Panaro, elemento di vertice dei Casalesi.  Iovine svela il presunto “sistema” degli appalti nell’agro aversano, parlando del ruolo dell’imprenditore Antonio Piccolo quale presunto tramite fra il boss Michele Zagaria e i vertici della Cpl “Piccolo – afferma Iovine  – ci disse che la Concordia era disponibile a dare a noi i lavori per realizzare questa opera. Ci fu spiegata anche la procedura che la Concordia voleva si seguisse lasciando che fossero i sindaci a fare i nomi delle imprese e non noi direttamente a segnalare gli imprenditori. Fu facile trovare un accordo nell’interesse di tutti”.  Panaro, vicino agli Schiavone, si riferisce invece a Diana quando cita il caso di San Cipriano d’Aversa, in cui l’azienda si sarebbe riservata la scelta delle imprese per “accontentare un politico di sinistra” del posto, ossia “Lorenzo Diana”.  Iovine dichiara ai pm che “A San Cipriano Lorenzo Diana, che pure ha svolto un’azione politica dura di contrasto alla criminalità organizzata facendo parte della commissione Antimafia, ha permesso che noi continuassimo ad avere questi appalti anche quando – si legge –  i sindaci erano della sua parte politica. Sicuramente era del tutto consapevole di come andavano le cose”. Gli inquirenti accolgono questa ricostruzione, perché secondo loro “mentre sollecitava la realizzazione dell’opera, Diana aveva piena consapevolezza del coinvolgimento nella stessa del clan dei Casalesi”.

 

LA DIFESA DEL POLITICO –  “Rivendico con orgoglio l’impegno per portare il metano nel comune di San Cipriano d’Aversa e ricordo che la Cpl si presentava come un’azienda al di sopra di ogni sospetto, ben vista anche dai funzionari prefettizi che all’epoca commissariavano i comuni del Casertano. Se accordi ci sono stati con la camorra non mi hanno riguardato”. Da Roma, dove ha trascorso la notte a Roma in osservanza del divieto di dimora, Lorenzo Diana ribatte alle accuse. “Molte cose  – afferma – passavano sopra la testa dei Comuni. Io mi sono tenuto sempre mille miglia lontano dalla gestione degli appalti proprio perchè temevo le infiltrazioni camorristiche”. Quanto alle dichiarazioni di Iovine, l’ex parlamentare ricorda ai pm di aver cacciato “in modo pubblico dal comune di San Cipriano” il cognato dell’allora primula rossa. “E sono stato minacciato di morte da Iovine – afferma Diana – come avrei potuto fare patti con lui? Chiederò che tirino fuori tutte le intercettazioni dei Casalesi dalle quali emerge che io per loro rappresento un nemico”. Insomma, quanto sta accadendo Diana lo attribuisce alla “vendetta di Iovine, il quale cerca di coprire gli ingenti patrimoni accumulati negli anni delegittimando chi come me è l’unica memoria storica in grado di ricostruire la sua carriera criminale”.

 

PERQUISIZIONI – Ieri, giorno in cui sono state eseguite le ordinanze cautelare, numerosi documenti sono stati acquisiti dai Carabinieri in perquisizioni fatte nell’abitazione di Aversa di Lorenzo Diana e negli uffici del Caan di Volla.

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