Il premier aveva preannunciato la nomina per questo venerdì. Invece non è arrivata

NAPOLI – Il commissario per Bagnoli sarà nominato durante “il prossimo Consiglio dei ministri, venerdì 17 luglio”. Chi lo ha detto? Lo stesso che lo scorso 8 marzo disse “stiamo per nominare il commissario di Bagnoli”. Se non ci siete ancora arrivati, state sereni: è lui, Matteo Renzi. Giorni fa, il burlone di Palazzo Chigi aveva risposto alla domanda di un lettore de l’Unità, e tutti avevano abboccato. Invece niente. Il provvedimento è previsto dal decreto Sblocca Italia, datato settembre 2014. Ma anche oggi il “think thank” di Palazzo chigi non ha partorito la nomina per l’ex area industriale di Napoli ovest. Il consiglio dei ministri ha proceduto a nominare il presidente dell’Enit, l’Ente nazionale del turismo. E’ la manager Evelina Christillin, nota anche come sfegatata tifosa juventina. Di Bagnoli non c’è traccia. Eppure, il premier lo aveva preannunciato, con l’abituale sberleffo ai gufi: “Un abbraccio forte ai superstiziosi”. E ai creduloni, ovviamente.

 

DE MAGISTRIS – Lo stallo su Bagnoli fornisce l’occasione per attaccare il premier al sindaco de Magistris, pur contrario al commissariamento e sulle barricate da quando il governo emanò lo SbloccaBagnoli “Renzi – dichiara ai microfoni di Radio Kiss Kiss – ferma Bagnoli con la scusa del commissario che non riesce a trovare”. Citando i Promessi sposi di Manzoni, de Magistris ribadisce che ”questo commissario non s’ha da fare”. “Questo governo – continua – non aiuta Napoli, anzi per diversi aspetti la danneggia. Bagnoli non ha bisogno di un commissario, ma di persone perbene che si mettano a lavorare”. Il sindaco ricorda che l’amministrazione comunale ”da mesi” ha presentato a Renzi un piano per la riqualificazione dell’ex area Italsider, “sicuramente perfettibile, ma che è stato approvato dalla Giunta, dal Consiglio comunale e sottoposto al vaglio dei cittadini. Il tema – conclude de Magistris – è che Renzi non ci vuole far decidere. Ci troviamo di fronte a un’incudine tra la speculazione del passato e l’immobilismo del presidente del Consiglio”.

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