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Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli: promozioni d’oro, sprechi e lavoratori spremuti come limoni

Redazione by Redazione
20 Novembre 2022
in Campania, In Primo Piano
0

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota di un gruppo di lavoratori e lavoratrici

Nell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale dei Colli di Napoli (gestisce gli Ospedale Monaldi, Cto e Cotugno)), i dirigenti nel 2021 si sono fatti aumentare lo stipendio tabellare del 27%.

Quasi due anni dopo si scopre che l’AORN ha 20 milioni di euro di debiti al conteggio del 2019 (figuriamoci quanti sono diventati dal 2019 ad oggi a causa di Covid e Guerra) nel settore “comparto”, mentre per i dirigenti parliamo di qualcosa intorno ad 800 mila euro (briciole).

La Direzione asserisce che tutti i reparti sono in perdita, quindi non abbiamo diritto ai premi di produttività di 185 euro circa e ad un progetto dal valore di 80 euro mensili più alcune altre voci minori.
Entità complessiva del taglio circa 280 euro mensili.

L’azienda vorrebbe recuperare i circa 20 milioni in 4 anni, più o meno 6/7 milioni l’anno.
Da dove li vuole prendere? Dai soldi del comparto, quindi dalle nostre tasche.
E i debiti contratti a 2019 ad oggi? Praticamente sarebbero 8-10 anni di tagli allo stipendio, semprechè nel frattempo non ci siano altre perdite. È inaccettabile.

La domanda sorge spontanea: se l’intero ospedale è in perdita e non “produce”, perchè i dirigenti, che sarebbero quelli che prendono le decisioni strategiche per l’intera azienda, si sono aumentati gli stipendi? Quali obiettivi hanno raggiunto per meritarselo?

Allo stesso tempo, se i lavoratori del comparto sono dei meri esecutori, perchè di fatto gli è impedito qualunque ruolo decisionale, che colpa hanno se i dirigenti hanno prodotto un debito tale?

Come funziona, i dirigenti decidono e i lavoratori devono pagare?

Noi lavoratori dell’AORN dei Colli, oltre ad essere spremuti come limoni e vessati da dirigenti incapaci, non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo subire un danno economico di 300 euro al mese sulle buste paga. A maggior ragione dinanzi ad aumento dei costi di acqua, luce, gas e dei prezzi delle merci in generale a causa della guerra in atto in Ucraina.

Non pagheremo noi la vostra gestione fallimentare dei servizi sanitari.
Si taglino gli stipendi dei dirigenti. Si cancellino gli appalti milionari per opere inutili ed inappropriate. Si assuma nuovo personale e si smetta di fare ricorso allo strumento dello straordinario.

Ad aver prodotto tale situazione non è soltanto l’opera scellerata di qualche dirigente.
Qualunque altra persona avrebbe al massimo potuto gestire le macerie della sanità odierna.

È il modello aziendalista della sanità che è completamente fallito. Nato per “contenere i costi” ha dimostrato ampiamente, dati alla mano ed oltre ogni ragionevole dubbio, che non solo non produce contenimento dei costi – anzi è l’esatto opposto -, ma sostituisce la centralità degli aspetti clinici, ovvero il benessere dei pazienti, con la centralità degli aspetti economici.

La sanità smette di avere una funzione sociale fondamentale per la popolazione e diventa una sorta di “fabbrica sanitaria” che deve raggiungere il pareggio di bilancio.

Questo sistema imprenditoriale e capitalistico non è compatibile con la salute delle persone.
Non lo sarà mai. Avete voglia a sforzarvi di fare voli pindarici su concetti pseudomanageriali come “efficacia, efficienza, appropriatezza”.

Questo sistema non può essere nè efficace nè efficiente nè appropriato ai bisogni di salute della popolazione.

  • No al taglio dello stipendio degli operatori sanitari dell’azienda dei colli!
  • Ridurre drasticamente lo stipendio dei dirigenti.
  • Bloccare gli appalti inutili e prendere quei soldi per sanare il debito.
  • Cancellare il tetto di spesa legato ai fondi della manovra finanziaria del 2004 sottratta del 1,4%.
  • Controllo delle organizzazioni votate dai lavoratori sull’intera contabilità aziendale.

La salute non è una merce, l’ospedale non è una fabbrica.

Tags: azienda ospedaliera dei collictoospedale cotugnoospedale monaldi
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