Attualità del Primo Maggio di Michele Franco

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una nota di Michele Franco dirigente dell’Unione Sindacale di Base della Campania

La giornata del Primo Maggio resta – inequivocabilmente – una data simbolo nell’agenda di una organizzazione sindacale. Ancora di più per una Confederazione, come l’Unione Sindacale di Base, che ha l’ambizione di voler costruire una rinnovate e moderna forma sindacale e sociale all’altezza delle attuali sfide della contemporaneità capitalistica.

Certo viviamo anni in cui la pregnanza simbolica e politica del Primo Maggio è stata svuotata dal suo autentico significato storico ed è stata ridotta ad una icona commerciale ed inoffensiva. Viviamo, tutti, una complicata dimensione di vita e di relazioni umani e sociali dove sembra essersi smarrita la strada maestra dei diritti, dell’emancipazione culturale, salariale e politica e dove il pensiero unico dell’ineluttabilità del capitalismo sembra un fattore fisso ed immutabile.

Eppure – mai come ora – in Italia, in Europa ed in tutto il mondo la svalorizzazione del lavoro e della dignità umana sta raggiungendo picchi di sfruttamento inauditi.

A fronte di un inedito sviluppo delle forze produttive e dell’avanzamento delle scoperte tecnologiche invece di allargarsi gli spazi di libertà, di vita e di progresso si approfondiscono le disuguaglianze sociali, aumenta la povertà e si polarizzano le differenze di classe.

Siamo dentro un passaggio storico dove si diffonde insicurezza, competizione tra gli uomini, razzismo e dove si alimenta quel lento ma costante infarto ecologico del pianeta.

Restano, dunque, alla luce di questo scenario internazionale (ma che trova conferme anche in casa nostra…) tutte le ragioni per riattualizzare e riqualificare la giornata del Primo Maggio.

Volgendo lo sguardo ai nostri territori prendiamo atto che gli stessi indicatori statistici ufficiali configurano un quadro sociale allarmante che investe non solo i tradizionali posti di lavoro ma anche i territori e l’insieme della società.

Aspettative di vita minore rispetto ad altre aree del paese, crescente precarizzazione dei rapporti di lavoro, smantellamento e privatizzazione di ciò che residua dello “stato sociale” e perdita costante dei diritti individuali e collettivi sono la fotografia della Campania ed, in particolare, delle sue zone di crisi più acuta.

Tutte le ricette che vengono avanzate (dall’Unione Europea, dai governi nazionali e dalla Regione Campania) sono incapaci di produrre un consistente cambio di rotta di questo corso antisociale ed antipopolare. Anzi, come se non bastasse, il dispositivo del Debito sta strangolando le Amministrazioni Comunali privandole di qualsiasi capacità di progettare ed avviare programmi e provvedimenti che possano alleviare le variegate forme di sofferenza e di disagio sociale.

In questo quadro, quest’anno, l’Unione Sindacale di Base della Campania manifesterà il Primo Maggio a Salerno unitamente ad un insieme di forze politiche e sociali che, a vario titolo, alimentano l’opposizione nel nostro paese.

La decisione di manifestare nel “feudo” del Presidente della Regione, Vincenzo De Luca, nella sua “città vetrina” assume un valore non solo simbolico ma anche profondamente concreto.

Le tante vertenze sociali e sindacali aperte in Campania, i ritardi nei progetti di bonifica e sanificazione ambientale, lo smantellamento della Sanità e del Trasporto Pubblico Locale e l’annunciata privatizzazione delle Aziende Partecipate sono le questioni su cui occorre rilanciare, articolare e generalizzare una Vertenza Generale che imponga all’inquilino di Santa Lucia un profondo cambio di rotta.

Demagogia, promesse ed autoritarismo – ossia le caratteristiche della governance di De Luca e della sua Amministrazione – hanno fatto il loro tempo.

Voltare pagina, opporsi alle politiche di austerity e di tagli ed imporre una Agenda Sociale sono le priorità e le caratteristiche con cui ci apprestiamo a questo Primo Maggio.

                                                                                                                    Michele Franco

 

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