Il politico destinatario di un divieto di dimora. Quattro gli indagati in carcere e due ai domiciliari

NAPOLI – Nuovo blitz nell’ambito dell’indagine sugli appalti per la metanizzazione e le infiltrazioni del clan dei Casalesi in vari comuni del Casertano. Otto le misure cautelari, di cui quattro sono custodie in carcere, due ai domiciliari e due divieti di dimora. Tra i destinatari dei divieti di dimora fa scalpore il nome dell’ex parlamentare Lorenzo Diana, icona dell’antimafia. In carcere finisce invece l’ ex presidente della Cpl, Roberto Casari, già ai domiciliari. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto della Dda napoletana Giuseppe Borrelli e dai pm Catello Maresca e Cesare Sirignano. Diana risulta indagato per un presunto concorso esterno in associazione camorristica e abuso d’ufficio.

 

POLITICO ANTICAMORRA – Lorenzo Diana, 66 anni, è originario di San Cipriano d’Aversa. A tutt’oggi è una delle figure più note nel mondo dell’anticamorra. Attualmente ricopre la carica di presidente del Centro agro alimentare di Napoli (Caan), nominato dall’attuale amministrazione comunale di Napoli quale figura di garanzia, contro i pericoli di infiltrazioni malavitose. Diana è stato più volte minacciato dal clan dei Casalesi che progettò anche di ucciderlo. Roberto Saviano lo cita in “Gomorra”, quale esempio di politico che si batte contro le mafie. E’ stato deputato dei Democratici di Sinistra dal 1994 e componente della Commissione Antimafia. Nel 1996 è stato eletto al Senato ed è diventato Segretario della Commissione antimafia. Nel 2001 è stato rieletto alla Camera con l’Ulivo. Fra i riconoscimenti, anche il Premio Borsellino 2008.

 

 GLI INDAGATI – In carcere, oltre a Casari, sono finiti gli imprenditori casertani Antonio Piccolo e Claudio Schiavone e di Giuseppe Cinquanta, romano, responsabile commerciale Cpl per Lazio, Campania e Sardegna dal 1997 al 2005. Ai domiciliari vanno inveceGiulio Lancia, sindaco di San Vincenzo Valle Rovereto, paese dell’Aquilano, responsabile di cantiere e capo commessa della Cpl Concorda Bacino Campania dal 2000 al 2003 e Pasquale Matano, della provincia di Caserta, responsabile di esercizio della Cpl distribuzione. Raggiunti dal divieto di dimora nella regione Campania Lorenzo Diana e l’avvocato Manolo Iengo. I quattro manager di Cpl Concordia sono indagati per un concorso esterno in associazione mafiosa. Gli viene contestato un presunto accordo con  i reggenti delle fazioni Schiavone e Zagaria dei Casalesi, che gestivano l’affare della metanizzazione nell’agro aversano. Secondo l’accusa avrebbero ricevuto dai clan sostegno di vario tipo. La Dda afferma che la camorra avrebbe costretto i titolari della Eurogas, società già assegnataria della convenzione con tre comuni, a cederla gratuitamente alla Cpl Concordia. Gli imprenditori Piccolo e Schiavone sono indagati per associazione mafiosa con il presunto ruolo di emissari del clan Zagaria in relazione agli appalti per la metanizzazione.

 

L’INDAGINE – L’inchiesta, delegata al Noe dei carabinieri di Caserta, accende i riflettori sulle opere di metanizzazione dei primi anni 2000, eseguite dalla Cpl Concordia nel bacino Campania 30, costituito dai comuni di Casal di Principe, Villa Literno, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa, Villa di Briano, San Marcellino e Frignano. A parlarne il boss pentito Antonio Iovine, pezzo da novanta ed ex primula rossa, dal 1998 al vertice del clan nel gruppo di cui era capo Michele Zagaria. “Per il Gip – si legge nella nota del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli – numerosi e ‘gravi’ sono gli indizi raccolti nei confronti di vari imprenditori con stabili funzioni operative all’interno del sodalizio mafioso, in qualità di referenti per la conduzione di attività imprenditoriali nell’interesse del clan, rispettivamente per le fazioni Zagaria, Iovine e Schiavone, e, quindi, diretta espressione dei capi clan Michele Zagaria, Antonio Iovine e Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’. Le articolate indagini, che si sono protratte per circa un anno, hanno disvelato i rapporti tra la società cooperativa la Concordia CPL di Modena e vari imprenditori legati all’organizzazione casalese, alcuni dei quali già impegnati in pregressi lavori e hanno consentito di ricostruire l’accordo raggiunto a monte dei lavori di metanizzazione tra la dirigenza della CPL Concordia ed il clan dei Casalesi, attraverso l’intermediazione di Antonio Piccolo. Un accordo con il quale i soggetti coinvolti con la finalità di garantirsi un vantaggio patrimoniale di rilevante entità si impegnavano, ciascuno per la parte di rispettiva competenza a compiere una serie di attività che andavano dall’iniziale intervento intimidatorio ne1 confronti dell’originaria concessionaria dei lavori di metanizzazione, la ‘Consorzio Eurogas’ con la conseguente cessione a titolo gratuito della concessione in favore della CPL Concordia due mesi prima  – prosegue Borrelli – della promulgazione della Legge 266/97, con la quale venivano stanziati ingenti contributi pubblici per la metanizzazione del mezzogiorno; dall’affidamento diretto dei lavori, attraverso la lottizzazione e la stipula di contratti sotto soglia atti ad aggirare la normativa sui subappalti, ad imprese indicate alla cooperativa modenese dal clan dei casalesi ed a questo riconducibili in modo da incassare, non solo una parte della tangente già inserita dalla CPL Concordia nel prezzo dei lavori (lO mila lire sulle 75 mila previste da contratto per metro lineare), ma anche e soprattutto una grossa fetta dei contributi pubblici pari a circa 23 milioni di euro al netto dell’IVA; dall’assunzione, nella compagine locale della CPL Concordia, di soggetti organici al clan, uno dei quali indicato come autista addetto agli spostamenti dell’allora latitante Antonio Iovine e dall’ affitto di locali, utilizzati come uffici CPL della sede di San Cipriano d’Aversa, di proprietà di affini di Iovine, all’affidamento, al termine delle opere di metanizzazione e fino all’epoca attuale, dei lavori di allaccio alla rete del gas, manutenzione, reperibilità e pronto intervento a società riconducibili ad Antonio Piccolo”. Il gip ha accolto la ricostruzione della Dda, secondo la quale Lorenzo Diana aveva “un ruolo di assoluto rilievo”, in particolare “quale facilitatore della realizzazione delle opere nel Bacino”.

Per gli inquirenti “le indagini hanno permesso di accertare  – afferma il coordinatore della Dda . anche l’affidamento di lavori nel comune di San Cipriano d’Aversa, attraverso l’intervento di Piccolo e su indicazione dell’allora Sindaco Angelo Raffaele Reccia e di Lorenzo Diana, ad una società i cui titolari, già politicamente impegnati a livello locale, risultavano legati da vincoli parentali con Reccia, con la finalità, per i due politici di garantirsi il loro appoggio nelle competizioni elettorali e per l’ imprenditore il vantaggio economico derivante dalla realizzazione dei lavori per un corrispettivo di circa un milione di euro. Emergeva, altresì – si legge nella nota – che nell’ambito dei rapporti di reciproco vantaggio la Concordia CPL assumeva, nel periodo 2006/2007, il figlio di Lorenzo Diana con compiti non meglio precisati. Nell’ordinanza il GIP, nel valutare il corposo materiale indiziario prodotto a sostegno della richiesta cautelare, si soffermava anche nel descrivere l’accordo tra CPL Concordia e Michele Zagaria sulla base del quale la società cooperativa su sollecitazione di Antonio Piccolo, affiliato al clan Zagaria, dopo aver accertato manomissioni di contatori e mancati pagamenti di forniture di gas, condonavala somma di 47 mila euro in favore di una quindicina di soggetti riconducibili alla cerchia di familiari e stretti collaboratori del boss Michele Zagaria, omettendo di procedere nei loro confronti con azioni di risarcimento”. Diana e l’avvocato Manolo Iengo sono indagati in relazione a consulenze professionali affidate dal Caan come presunta gratifica di un favore ricevuto dal politico. per gli investigatori Iengo, Sostituto Procuratore Federale della Figc, nello scorso mese di dicembre, attraverso la dirigenza della squadra “Nerostellati Frattese” di Frattamaggiore militante in serie D, riuscì a procurare Diana una falsa attestazione da cui risultava che il figlio di Diana, Daniele, aveva svolto attività di Collaboratore Tecnico Organizzativo in seno a quella società sportiva, finalizzata all’ammissione ad un corso per Dirigenti Sportivi organizzata dalla Federcalcio e propedeutico all’iscrizione del giovane ad un Master della Fifa. Diana per ricambiare il favore ricevuto, nella sua qualità di Presidente del Cda del Caan, avrebbe affidato con propria delibera, incarichi professionali allo Iengo per circa 10mila euro.

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