“Aggrediti per una domanda”. Quando il Pd a Pomigliano cacciò Di Maio & c.

La città operaia, patria del ministro grillino, è il laboratorio del primo patto giallorosso in Campania. Ma sul web c’è ancora un video del 2009: il blitz di attivisti del meet up locale, espulsi dai dem inferociti, durante una manifestazione elettorale

Pd e Movimento 5 stelle, in Campania divisi da un fossato incolmabile, con un’eccezione: il laboratorio Pomigliano d’Arco. La città del ministro degli esteri Luigi Di Maio, alle comunali, può celebrare il primo patto giallorosso locale. Sarebbe un risultato storico, anche per il valore simbolico di Pomigliano, una capitale operaia. Il senso della svolta è in un video, già noto, ormai da archeologia politica. Racconta di un blitz del 23enne Di Maio, con altri attivisti, ad un convegno Pd nel 2009. Sono i tempi del meet up grillino, le cellule del futuro Movimento 5 stelle. Siamo nella campagna elettorale per le europee: i dem pomiglianesi ospitano l’assessore regionale Andrea Cozzolino, candidato a Strasburgo. Durante l’evento i grillini fanno irruzione, armati di telecamera, e chiedono se “la moralità è ancora al centro della battaglia politica”. Una domanda provocatoria: con toni nostalgici, in sala più volte era risuonato il nome di Bettino Craxi. Tra i relatori, infatti, c’è anche il consigliere regionale Felice Iossa, un passato di big del Psi. Ma dal tavolo rispondono a muso duro ai ragazzi del meet up. La frase è però infelice, viste le premesse: “La moralità c’è e la possiamo vendere, adesso dobbiamo concludere la manifestazione”. La risposta tradisce un palpabile nervosismo, e il clima si fa pesante. Anche perché, con voce fuori campo, Di Maio insorge: “È Cozzolino che deve rispondere!”. E subito dopo aggiunge: “Non ci ha risposto”. Nel battibecco entra l’allora sindaco di Pomigliano, Antonio Della Ratta, per rivendicare che “onestà è una parola del mio programma che accomuna il sottoscritto e i presenti”. “Non l’onestà intellettuale” ribatte un pugnace Di Maio, quando ormai la platea rumoreggia. Tra i mugugni piddini, a quel punto scoppia il parapiglia. I grillini parlano di “aggressione per una domanda”. Qualcuno colpisce la telecamera, e intima a Di Maio & c. di uscire fuori. Altrimenti “pigliate un paio di schiaffoni”, si sente dire. Intesa l’antifona, i ragazzi del Vaffa Day vanno via, circondati da sguardi truci. E nessuno scommetterebbe, tuttavia, che un giorno rientreranno: ma stavolta dalla porta principale.




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